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Si è spento a 81 anni una delle glorie della nostra letteratura. Firmò «Il fuoco greco» e «Le pietre volanti» Sperimentatore Le sue grandi passioni sono state il giornalismo, il cinema e la lingua italiana

Una delle glorie della letteratura italiana, Luigi Malerba, sapiente conoscitore del comunicare con le parole e coraggioso sperimentatore, decise di sfidare i «giganti» della narrativa di lingua inglese. Elabora e propone «Il fuoco greco»: un romanzo ricco, appassionante e magico sulla Bisanzio dell'anno Mille. Lasciò tutti senza fiato, la storia cattura letteralmente l'attenzione: è piena di personaggi con una psicologia complessa e poi intrighi, colpi di scena, trovate stupefacenti. L'Italia si mise in fila per leggere il suo Malerba che, con calma serafica, apparve in grado di fare, con le parole, qualunque cosa.
Luigi Malerba si chiamava in realtà Luigi Bonardi ed era nato a Berceto, Parma, nel 1927. La cosa che gli piaceva di più era comunicare emozioni e divenne preso bravissimo.
Cominciò dando vita a «Sequenze», una rivista di cinema nella sua città negli anni '50, quando collaborava ai film di Alberto Lattuada («Il cappotto», «La lupa», «Amore in città», «La spiaggia»). Scrisse anche per Ugo Tognazzi («Sissignore») e Pasquale Festa Campanile («Dove vai tutta nuda?» e «Come perdere una moglie e trovare un'amante»), passando poi alla letteratura e trasferendosi a Roma, dove è stato autore anche per la televisione nonché scrittore di libri per ragazzi tradotti in tutto il mondo.
Si avvicinò alla letteratura nel 1963, anno importante per la nascita del «Gruppo 63» e della neoavanguardia, pubblicando «La scoperta dell'alfabeto». Non smise mai di essere un innovatore e, direttore negli anni '60 di una società pubblicitaria, inserì pagine di pubblicità nei suoi libri come «Città e dintorni» per abbassarne il prezzo di vendita. Per uno scrittore, spiegava Malerba, «al di là delle apparenze, il tentativo è sempre quello di dare, invece della descrizione dei fatti e delle cose, la coscienza dei fatti e delle cose di cui il linguaggio espressivo è ancora il veicolo privilegiato». Così facendo però «le parole possono agire subdolamente sull'inconscio, possono cadere su noi a pioggia o come un turbine di tempesta»: seppe giocare sul filo del paradosso, percorrere strade sempre fortemente legate al surreale e a un uso sapiente e raffinatissimo della lingua, che non è mai un fine, ma sempre un mezzo per comunicare idee. Don Chisciotte era il suo personaggio preferito e un po' con quello stile combattè le sue battaglie, da quella per l'ambiente con «Pianeta azzurro» o «Le pietre volanti».
Al centro della ricerca di Malerba ci sono la scrittura e la confusione del mondo, la sua incomprensibilità, il gioco infinito di coincidenze della vita, cui si tenta inutilmente di dare comunque una spiegazione, il tutto espresso anche con ironia e amore del paradosso in una serie di romanzi che vanno dalle prove sperimentali sino a quelli di una narrativita perfettamente risolta: «Il serpente» e «Salto mortale», che grazie al Prix Medicis nel 1968 gli diede fama anche all'estero, sino a «La superficie di Eliane» o «Fantasmi romani» del 2006.

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