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«Norma»: telefonino impazzito alla prima


Difficile stabilire se sia stata imperizia dello sventurato spettatore o calcolo scientifico perchè il disturbo arrivasse proprio sull'attacco della celeberrima «Casta diva». In molti hanno sostenuto questa seconda tesi. Daniela Dessì, al suo cinquantaquattresimo personaggio in circa trent'anni di carriera, ha scelto ancora una volta Bologna per debuttare, e il pubblico bolognese, che da sempre l'ha amata e coccolata, anche l'altra sera non le ha fatto mancare l'affetto, meritatissimo, necessario dopo una prova così difficile e faticosa (Norma canta per circa due ore).
La soprano genovese si è mossa egregiamente con l'impervia tessitura della partitura belliniana giocando di finezza e intelligenza vocale, doti con le quali riesce a ottenere effetti di mirabile musicalità. Con le prossime recite sicuramente saprà far crescere ancora il personaggio, che nei prossimi anni potrebbe diventare la «Norma» di Daniela Dessì.
Al suo fianco il Pollione a tratti un pò aspro di Fabio Armiliato, compagno di scena e di vita ormai da tempo. E poi l'Adalgisa dolcissima, sofferta, dell'americana Kate Aldrich e l'Oroveso autorevole di Rafal Siwek. Ha diretto con il consueto mestiere Evelino Pidò, bacchetta nota al Comunale, che alla fine si è beccato qualche leggero dissenso forse per non avere aiutato a pieno i cantanti. La parte visiva recuperava il quasi ventennale allestimento che andò distrutto nel '91 nel rogo del teatro Petruzzelli di Bari. L'allestimento, appositamente ripensato per Bologna, ha funzionato perfettamente cogliendo il plauso pieno del pubblico.

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