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Dina D'Isa d.disa@iltempo.it<br/> <br/> Sotto quelle bombe ...

La pellicola, dal 30 aprile distribuita da Fandango, è già passata alle Giornate degli autori di Venezia '64, al Sundance di New York ed è stato premiato con l'Eiuc Human Rights Film Awards. La storia è quella di Zeina (Nada Abou Farhat), donna Sciita che da Dubai torna in Libano alla ricerca della sorella e del figlio scomparso (Karim). A portarla verso Kherbet Selem, il suo villaggio bombardato, su strade piene di pericoli e dove ponti e cavalcavia sono tutti rotti, trova solo il curioso e coraggioso tassista Tony (Georges Khabbaz). I due attraverseranno il paese distrutto, passando dalla diffidenza a un'amicizia amorosa, tra le manifestazioni degli Hezbollah, i funerali di massa, le case distrutte, la miseria e l'intervento dei militari Onu francesi.
Girato in parte come un documentario, nei giorni stessi della guerra, e in parte come una fiction, il film, nonostante veda solo il dolore da parte palestinese, è comunque per il regista «contro la guerra. Un lavoro dalla parte delle vittime. Fare un film - ha detto Aractingi, ieri a Roma nell'ambito della Primavera del Festival Francese - è una cosa davvero difficile, ma non è sicuramente contro Israele, nè contro gli Hezbollah; non prende parte dell'una nè dell'altra parte. Certo il mio punto di vista resta quello di un libanese, ma lo stesso primo ministro israeliano Olmert ha riconosciuto che quella guerra era stata in realtà preparata quattro mesi prima. E così quel rapimento di sei persone che fece esplodere il conflitto forse fu soltanto un pretesto per iniziare la guerra. In ogni caso, il film l'ho co-sceneggiato con un ebreo e due dei quattro co-produttori sono ebrei anche loro. E ho seguito gli insegnamenti di Dogma perchè volevo che la storia apparisse davvero cruda».

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