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Meryl Streep e Vanessa Redgrave sul set con le loro figlie per «Un amore senza tempo» di Lajos Koltai

Protagonista della vicenda è Ann (Vanessa Redgrave), settantenne gravemente malata, accudita, nei suoi ultimi giorni, dalle due figlie Constance (Natasha Richardson), moglie e madre felice, e la più inquieta Nina (Toni Collette).
L'anziana donna, dal suo letto, ripensa alla sua vita e ai rimpianti per il suo passato. Primo fra tutti il non aver avuto il coraggio di vivere l'amore con Harris (Patrick Harris), conosciuto 50 anni prima (a interpretare Ann da giovane è Claire Danes) in occasione del matrimonio della sua migliore amica, Lila (Mamie Gummer mentre la madre è Meryl Streep). Nel cast, anche Glenn Close, Eileen Atkins, e Hugh Dancy.
«Il film non racconta solo storie al femminile - ha detto il 62enne Koltai ieri a Roma -. Ma narra del mondo di oggi, della brutta piega che ha preso e di come siamo estremamente insicuri. Si racconta soprattutto della difficoltà di decidere a voler appartenere a qualcuno».
Nel 1993, Meryl Streep e Vanessa Redgrave erano diventate amiche sul set in "La casa degli spiriti", tratto dal besteller di Isabel Allende. A 14 anni di distanza, le due attrici sono tornate a recitare insieme stavolta anche cone rispettive figlie, Mamie Gummer e Natasha Richardson, nella trasposizione di un romanzo scritto da una donna ("Evening" di Susan Minot).
«Meryl e Vanessa hanno una sola scena insieme ma è il cuore del film - ha spiegato l'ungherese Koltai, che vanta una settantina di film da direttore della fotografia, per cineasti come Istvan Szabò e Giuseppe Tornatore (in "Malena", per cui è stato nominato all'Oscar, e in "La leggenda del pianista sull'oceano") -. Ho avuto una grande prova di generosità dalla Streep: ha accettato la parte per essere nello stesso film con la figlia e ci ha chiesto di non essere coinvolta nella promozione, per non rischiare di toglierle spazio. Ora sto preparando le riprese di un film, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, in Gran Bretagna. Racconterò la storia vera di un dottore che curava i grandi ustionati. Per il protagonista vorrei Liam Neeson, ma non c'e ancora niente di deciso. Dopo "Io, don Giovanni" di Carlos Saura, il pluripremiato direttore della fotografia Vittorio Storaro potrebbe presto essere al lavoro anche sulla seconda parte del progetto cinematografico dedicato al mitico personaggio, raccontato, fra gli altri, da Tirso de Molina, Moliere e Mozart. Io e Vittorio siamo molto amici. L'avevo invitato per la presentazione del film, ma non è venuto proprio perché aveva un importante incontro con il suo regista spagnolo, per la seconda parte del progetto su "Don Giovanni"».

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