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Antonio Angeli a.angeli@iltempo.it Dalla valorizzazione ...


È di questi giorni il gesto di affetto lanciato dal più illustre direttore d'orchestra, Riccardo Muti, per le bande di paese: «Un patrimonio che non deve scomparire - ha detto - perché le bande hanno portato la musica nei posti dove non c'erano orchestre o teatri. Nelle bande hanno suonato musicisti come il flautista Gazzelloni, Berlioz aveva scritto pagine per bande. Per dire - ha concluso Muti - che non si tratta di musicisti di serie B». Una storia gloriosa e antichissima che inizia con quella che oggi è la banda comunale di Poggio Mirteto, Nazionale Garibaldina, riconosciuta da tutti come la più antica, la cui fondazione risale al 1592 ad opera di un tal Hieronimo che insegnò ai concittadini l'uso degli strumenti dell'epoca.
Rinasce il piacere per il Teatro dei Pupi, storica e sfarzosa tradizione siciliana che riempiva le serate di ricchi e poveri. L'Opera dei Pupi era lo spettacolo-kolossal della Sicilia dell'800 che, dopo aver rischiato di sparire nel '900, nel Terzo Millennio è stato dichiarato «Capolavoro del patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità» dall'Unesco.
Un libro curato da Pierfranco Bruni, pubblicato per conto del ministero per i Beni e le Attività Culturali e sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica sembra riassumere nel titolo la passione per la bella Italia delle tradizioni popolari: «Dalla indifferenza alla nostalgia. I segni e le etnie tra linguaggi, tradizioni e beni culturali».
Frotte di intellettuali stanno studiando metro per metro il percorso della Via Francigena, quell'itinerario fisico, culturale e spirituale che conduceva, in un Medioevo mai così vicino a noi, da Canterbury a Roma e permetteva la scoperta, progressiva e meravigliosa, del nord d'Italia. A Roma si intrecciano valutazioni sui rapporti tra il Tevere e la città, documentate, ad esempio, dal libro: «Anse capitoline. Il Tevere, tra storia, presente e futuro», un ricco volume fotografico di Antonello Ghera presentato in questi giorni.
A Modena è rinata, apprezzatissima in tutte le grandi città del mondo, la tradizione dell'Aceto Balsamico. Arriva a 150 anni di invecchiamento, una sola goccia può valere centinaia di euro. Il vero petrolio d'Italia.

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