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Gene Gnocchi: "Se fossi premier metterei Cesare Ragazzi alla Sanità"

Gene Gnocchi: "Se fossi premier metterei Cesare Ragazzi alla Sanità"

Gene Gnocchi

Uno nessuno e centomila nella vita ma uno stile inequivocabile, impegnato, sin dall'esordio con "Emilio" nel 1989, con una tv non convenzionale, condita da un sottile humour inglese. Sul piccolo schermo il giovedì in seconda serata su Raidue, per le ultime due puntate di "Artù", dissacrante talk show che ospita alla sua tavola rotonda cinque personaggi comuni (e a volte non) per rispondere a domande che tutti si fanno, ma mai in televisione.
Perché ha dichiarato guerra alla banalità?
«Non ho mai dichiarato guerra, semplicemente faccio quello che mi piace fare. Come lo scrittore che scrive ciò che gli piacerebbe leggere. Mi diverto, nel privato sono come appaio in tv. "Artù" mi rappresenta parecchio».
Ma a lei degli ascolti proprio non importa nulla?
«Mi importa eccome. Spero sempre che i miei programmi siano visti. Oltre ai numeri però il prodotto deve essere gradevole, ecco perché sono molto felice quando, come nel caso del programma che conduco, ci sono attestazioni di stima da parte della stampa».
Quale tv le piace?
«Guardo di tutto ma quello che mi piace davvero, più di qualsiasi altro programma sono le televendite immobiliari, non ne perdo una. Tutte quelle dei Lidi di Comacchio, vendono villette unifamiliari, con posto auto, giardino, barbecue, un mondo incantato che mi dona relax e calma, è un'ottima cura. Poi, un cult è "Occhio alla Spesa", Alessandro Di Pietro che intervista la zucchina o la lampadina con Tony Santagata che esce dalla finestra e canta».
Lei ha presentato anche il Festival di Sanremo: cosa le manca "Porta a Porta" o "Sottovoce"?
«"Porta a Porta" sarebbe il compimento di vent'anni di carriera. Considerato che Bruno Vespa lo farà all'infinito, anche oltre la mia morte, potrei al massimo fare il maggiordomo. Prenderei volentieri il posto di Gabriele La Porta, andrei però tutte le mattine alle 4 in diretta».
Se lei fosse Re Artù chi sarebbe la sua Ginevra?
«Sceglierei Giovanna Mezzogiorno per motivi intuibili. Ed anche la sua sorte sarebbe intuibile: il massimo sarebbe un programma alle 4 di mattina con la Mezzogiorno».
Quali cavalieri ospiterebbe alla sua Tavola Rotonda?
«Luciano Lutring, Teo Teocoli, Corrado Guzzanti, Giulio Tremonti, al posto della sessuologa; poi, Sandro Bondi lo metterei a leggere le sue poesie».
Se dovesse candidarsi come premier come si chiamerebbe il suo partito?
«Lo slogan potrebbe essere, "Italia non rialzarti tanto è uguale…". Come Ministro della Sanità metterei Cesare Ragazzi con la proposta di "capelli per tutti", alle pari opportunità Francesco Alberoni perché i suoi articoli inducono sonnolenza sia agli uomini sia alle donne. Allo Sport, non ho dubbi, Moggi Ministro. Alla Cultura vedrei bene Antonella Boralevi perché sarebbe talmente impegnata che eviterebbe di scrivere libri. All'Ambiente candido Enrica Bonaccorti, l'unica donna ad essere stata abbandonata dal suo cane in autostrada».

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