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Germano: io, eroe tragico con il complesso di Edipo

Tra complesso di Edipo mai risolto e sensi di colpa verso un passato mai superato, il film si snoda come un noir esistenziale, tutto al maschile.
In una Torino fredda e plumbea, i personaggi vivono di silenzi e di una sessualità che vive nel segno della maledizione. Accanto a Bruno, quarantenne padre mancato perché sterile, c'è la moglie Anne (Irene Jacob) e il fantasma del padre morto, un noto pittore. E poi c'è Luca (Elio Germano), figlio sconfitto e nevrotico, affetto da attacchi di panico, fidanzato con Elisa (Mimosa Campironi) e con un padre ingombrante: Giorgio Neri (Paolo Graziosi), uomo così cinico da praticare l'usura a margine del suo lavoro di funzionario di banca. Luca comincia a pedinare e ad entrare nella vita di Bruno in modo ossessivo: Bruno non è solo il più grande creditore del padre, ma entrambi hanno un padre odiato da uccidere. Luca avrà il coraggio di farlo e di vivere con dolore la colpa, Bruno compirà invece un patricidio del tutto diverso.
Il film, già passato in concorso l'anno scorso a Venezia tra polemiche, stroncature della critica e una vivace conferenza stampa, sarà nelle sale da venerdì distribuito da Bim.
«Questo mio personaggio è tra quelli che amo di più, è anticonvenzionale e non provo gusto a recitare parti di uomini a cui non succede nulla - ha detto Germano, che sarà sul grande schermo anche nel film "Tutta la vita davanti" di Virzì e sta ora girando l'ultima pellicola di Salvatores, "Come Dio Comanda" -. Luca è per molti versi un personaggio tragico che rappresenta antiche tematiche già cantate da molti grandi classici: è l'eterna storia di un uomo che deve confrontarsi con il proprio padre, con il proprio Super-Io, con la sua personale coscienza. Riguardo alle polemche che ha scatenato a Venezia la mia scena di nudo integrale, penso che non ci sia nulla di male. Il sesso riguarda tutti. È la prima cosa che ti chiede uno psicanalista. A Venezia si sono montate tante questioni su cose del tutto secondarie. Va bene la strumentalizzazione, ma non si deve esagerare».
Dure anche le riflessioni del regista, per il quale «in Italia non c'è? più critica cinematografica. Oggi c'è solo giornalismo di colore e meno spazio per l'approfondimento. Durante la conferenza stampa a Venezia, avevo preso dei Tavor. E non mi va di spiegare molte delle tematiche del film come, ad esempio, il passaggio dalla depressione alla psicosi. Sono comunque felice che questa pellicola sia stata accolta molto bene all'estero. Ma non era adatta per Venezia, io lo sapevo e ho sbagliato ad andarci».

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