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La Guerritore: «I danni li chiedo io»

[...] perquesto con l'avvocato Ripa di Meana e altri giuristi, civilisti e costituzionalisti, associazioni di categoria e l'appoggio di Articolo 21, chiederò una cifra davvero alta, un risarcimento esemplarmente importante per lesioni alla mia immagine professionale d'attrice»: queste le parole battagliere di Monica Guerritore all'indomani della condanna per uno spettacolo considerato troppo corto.
I fatti: l'associazione organizzatrice del Festival di Valle Christi a Rapallo, la citò in giudizio perchè un suo recital del 2006 sarebbe stato troppo corto, lasciando insoddisfatti gli spettatori e il Tribunale civile di Chiavari l'ha condannata a versare un «risarcimento» di 2.000 euro (più della metà del suo compenso).
«Tutto è poi avvenuto a transazione effettuata, chiusa, a posteriori, dopo i ringraziamenti soddisfatti degli organizzatori e il pagamento del compenso pattuito», aggiunge la Guerritore che dice di aver fatto un vero e proprio spettacolo a memoria, «non una lettura, sulla base di poesie di autori, che vanno da Dante a Luzi, collegate con discorsi e su una base musicale di 45 minuti».
La Guerritore parla comunque di «aggressione alla mia immagine: come attrice io sono quello che faccio. Mi hanno chiamato sapendo che propongo recital particolari e impegnativi. Non c'è contratto che specifichi quanto avrebbe dovuto durare o come avrebbe dovuto essere. Gli organizzatori alla fine erano contenti e mi hanno pagato. Il pubblico visibilmente anche, come ho spiegato al giudice che me lo ha chiesto. Se qualcuno cominciasse a sindacare qualità e costruzione a posteriori di una qualsiasi prestazione artistica sarebbe la fine».

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