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Addio a Giuseppe Di Stefano il più appassionato dei tenori italiani


Aveva debuttato con Manon di Massenet a Reggio Emilia nel 1946 ed appena ventiseienne nel medesimo ruolo di Des Grieux era già sulle tavole della Scala, Teatro cui legò il suo nome per quasi tre decenni in 26 diversi titoli, 43 produzioni, ben 185 recite (l'ultima volta in Carmen nel 1971). E nel 1948 era già al Metropolitan di New York interpretando il Duca di Mantova nel Rigoletto.
Nato vicino Catania nel 1921 da umile famiglia, è subito dopo la guerra che Di Stefano si impone precocemente all'attenzione come una delle voci più belle del secolo, una certo delle più naturali nel pur difficile ruolo tenorile, talora non esente da atteggiamenti sopra le righe. Fu così compagno d'arte e per un certo periodo anche di vita dell' indimenticabile Maria Callas (come dimenticare la leggendaria Traviata scaligera firmata da Visconti e Giulini?) soprattutto negli anni difficili della Divina, in una tardiva tournée scacciacrisi nel lontano Oriente (1973). E' nella Scala che Di Stefano entra nel mito della lirica, cantando accanto a Mafalda Favero, alla Simionato, alla ricordata Callas, alla Tebaldi e sotto la direzione di bacchette blasonate come quelle di von Karajan, De Sabata, Gavazzeni, Bernstein o Giulini. Come dire i capitoli più esaltanti della storia scaligera e della lirica italiana. Nonostante abbia di tanto in tanto affrontato anche il repertorio drammatico o spinto (Tosca o Mefistofele, Turandot o Forza del destino), la sua era una limpida voce di tenore lirico puro dal colore soffice e pastoso.
Estensione, morbidezza, smalto ed eguaglianza nell'emissione, dizione perfetta erano le sue doti migliori e ne fecero un interprete popolare molto amato dal pubblico, anche per la sua manifesta generosità umana. La sua voce non era di quelle costruite con gli anni a tavolino, bensì di una emissione proprio del tutto straordinariamente naturale. Il che lo faceva apprezzare per una sorta di semplicità d'animo che rifuggiva il divismo. Ma la sua voce era davvero unica nel colore più che nella potenza, in questo erede di Gigli, Caruso e Schipa. Come molte registrazioni stanno ad attestare. Da oggi la sua voce è entrata a far parte del nutrito coro degli angeli.

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