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IL MATTINO HA L'ORO IN BOCCA di Francesco Patierno, con Elio ...

Tempo fa aveva scritto un libro autobiografico, intitolato "Il Giocatore", in cui, oltre a riepilogare i suoi esordi in radio private come intrattenitore prima a Firenze dov'è nato, poi a Milano, aveva messo l'accento -come il titolo alla Dostoevskij indicava- sui suoi turbolenti trascorsi sia nel gioco d'azzardo sia come scommettitore alle corse di cavalli, con conseguenze spesso disastrose per l'accumularsi delle perdite e dei debiti. Fino quasi al rischio della vita.
Da quell'autobiografia ha preso occasione Francesco Patierno, dopo quel suo primo film tutto aspro realismo che è stato "Pater familias", per raccontarci questi fatti come dal vero, nomi e cognomi citati con esattezza, pur impegnandosi a proporli con le mediazioni di attori cui non ha chiesto nessuna somiglianza fisica ma che ha tuttavia abilmente inserito in una cronaca asciutta, sempre commentata dalla voce narrante del protagonista, rappresentata ad ogni pagina con logica attenta e con un senso preciso delle psicologie. A cominciare, naturalmente da quel personaggio al centro che si racconta e ci racconta senza mai abbellirsi e anzi non tacendo mai ombre, colpe e difetti. Lasciando che il riscatto finale ci si limiti soltanto a immaginarlo, conoscendo gli sviluppi di quella vita dopo che i passaggi più cruciali ci sono stati esposti dallo schermo.
Un film che si fa seguire. Sia per la sua costruzione narrativa, che, pur incentrata su una figura sempre in primo piano, studia e analizza, anche solo di passaggio, le figure di contorno, sia per il clima che sa evocarvi, prima dimesso e familiare a Firenze, al momento dei primi passi, dopo, a Milano, in giusto equilibrio, anche stilistico, fra i succeessi professionali e un buffo incontro con Fiorello e i drammi angoscianti del gioco, delle scommesse, delle perdite e dei debiti. Annunciati, all'inizio, quando ancora non si è informati di nulla, da una pagina quasi da thriller in cui al protagonista due brutti ceffi, di notte, impongono di scavarsi una fossa. Con intenzioni facili da immaginarsi.
Il merito maggiore di questa rivisitazione al cinema di un personaggio noto e oggi non ancora cinquantenne (neanche a Hollywood ci avrebbe pensato) appartiene però a Elio Germano che, appunto volutamente senza alcuna somiglianza, ma con sincerità totale, costruisce un carattere di straordinaria autenticità drammatica: ora spavaldo, ora represso, ora ansioso di vincere, ora rassegnato alle sconfitte. Con una misura meditata e quasi geniale. Da quel grande attore che ormai è diventato.

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