cerca

Per l'Italia di sinistra meglio scordare Castro

Sollecitati dai giornali sono stati reticenti, silenziosi e generici sulle eredità politiche del Grande Dittatore. Ma sappiamo bene che sono molti gli intellettuali che soffrono di amnesia e si dimenticano facilmente che Cuba è da mezzo secolo governata da una dittatura, da cui sono fuggiti centinaia di migliaia di cittadini, dove le fucilazioni di dissidenti politici sono state diverse migliaia, dove ancora oggi la tortura viene abitualmente utilizzata, dove la pena capitale è in vigore e in oltre 500 carceri (disumane) si trovano rinchiusi almeno mezzo milione di studenti, donne, intellettuali e contadini accusati o condannati per reati di opinione. Fra questi anche numerosi omosessuali perché il regime non tollera neppure i gay.
Fra le opinioni raccolte qualche giorno fa da "l'Unità" vi era quella del filosofo e sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Per lui "l'esperienza cubana ha esaurito la sua spinta progressiva". Ma dove l'ha vista questa spinta il prof. Cacciari? Qualche barlume forse esisteva solo nella primissima fase del castrismo, seguita alla sconfitta del dittatore Battista. Poi il dittatore Fidel si è allineato con l'Urss e gli altri regimi comunisti (Cina compresa). E tutto questo non può certamente essere giustificato solo con l'embargo degli Usa. Ci si dimentica anche del'estrema povertà in cui vive la stragrande maggioranza della popolazione dell'isola. Per non parlare dell'assoluta mancanza di libertà di stampa, di libertà politica e di organizzazione sindacale. Anche Mario Capanna, il noto leader sessantottino,afferma che a Cuba certo "non c'è libertà di viaggiare", ma che "la rivoluzione cubana si configura come un tentativo importante di sviluppo autocentrato". Giudizi giustificazionismi e minimalisti che dimenticano le violazioni fondamentali sugli esseri umani. Così come, del resto, hanno sempre fatto i rappresentanti della sinistra massimalista. Ora la presidenza di Raul Castro, giudicata provvisoria, dovrà affrontare la difficile transizione verso la democrazia. La grande speranza è rappresentata dall'apertura verso l'esterno e dall'avvio del pluralismo politico, se non di modello occidentale, almeno simile a quello argentino o brasiliano. La vera svolta quasi certamente avverrà subito dopo le elezioni americane. Il tentativo di riavviare un difficile dialogo potrà avvenire infatti solo col nuovo presidente Usa. Per il momento accontentiamoci dei primi segnali di apertura, come la liberazione di 7 dei 75 dissidenti arrestati nel marzo 2003 e l'annuncio del governo de l'Avana di voler ratificare due convenzioni sui diritti umani delle Nazioni Unite.
Amnesty International, ha chiesto formalmente alla nuova dirigenza cubana "che le riforme devono iniziare con il rilascio incondizionato di tutti i prigionieri di coscienza, la revisione delle sentenze emesse dopo processi iniqui, l'abolizione della pena di morte e l'introduzione di misure che garantiscano il rispetto delle libertà fondamentali e l'indipendenza della magistratura".
Troverà il coraggio l'anziano Raul di attuare coraggiose aperture anche per attenuare l'embargo Usa? Quello che appare certo è che non saranno sufficienti semplici operazioni di cosmesi politiche per frenare il crescente malcontento popolare.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Il camion dell'Atac blocca il tram. I passeggeri lo spostano a spinta

Victoria's Secret 2017: gli angeli conquistano la Cina
Roma, un Suv impazzito sfonda il muretto e finisce in giardino
A Rio de Janeiro va in scena Miss Bum Bum Premio al sedere più bello