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dall'inviato Stefano Mannucci <br/> SANREMO Ma che vi ...

Canzone dimenticabile: un Sottozero Assoluto. E si sono pure beccati i televoti con lo share d'apertura, mica quando erano rimasti i licantropi. Vabbè. Celebrato al terzo posto Jacopo Troiani, moccioso e mocciano. Auguri agli altri sparsi talenti: i La Scelta (secondi), romani del Tiburtino, con il loro slancio multietnico; i Frank Head, che con allegra follia cantavano di «chi fabbrica le bombe e le rivende per la libertà». Ritroveremo lungo la strada la voce corposa di Ariel, l'accattivante impertinenza di Giua e l'intelligenza militante di Valerio Sanzotta.
La reliquia. È il termometro di Pippone. Ieri ne circolavano di taroccatissimi. Nessuno ha potuto controllare il livello ufficiale del mercurio, ma il medico giurava che il Nostro fosse stato davvero colto da un attacco febbrile di quelli che ti inchiodano a letto, con giornaletti e minestrina. Sindrome provvidenziale: alla conferenza potevano succederne di belle.
La sfinge. Pur dinanzi all'assestamento degli ascolti (8 milioni e 260 mila spettatori nello show di giovedì, con il 30,21 dello share) si sapeva che Cheope Del Noce avrebbe risposto sibillinamente agli enigmi sul futuro del Festival. Il prossimo direttore artistico? «È l'ultima delle scelte che faremo dopo il rinnovo della convenzione con il Comune. Su Baudo non ho rimpianti». Ma non mancava di notare che il kapellmeister sanremese è sempre rimasto in carica due anni, non oltre. Come l'anno scorso, si materializzava il fantasma ingombrante di Bonolis. «Smentisco ogni trattativa», giurava Del Noce, come Moratti prima di un colpo di mercato. E Chiambretti? «Per lui le porte a Viale Mazzini sono stra-aperte», concedeva il tenutario delle chiavi di Raiuno. Pierino fiutava un mezzo trappolone: «Ho un contratto a La7, non ha senso cambiare tanto per farlo. Io funziono in seconda serata, ma lì c'è un certo Vespa». Carlo Conti? «È un amico - si spazientiva Del Noce - e il mio incarico finisce con questo CdA». Baudone si agitava nel letto di Procuste: occorreva rimetterlo in piedi a forza di supposte e propoli. Ed eccolo lì, tossicchiante e scatarrante. Pippo non poteva mollare la postazione: come aveva detto il caporonda a Pietro Micca.
Fabrizio e Gigi. Giallo residuale su D'Alessio in platea accanto a Del Noce, l'altra sera. Spiegava il funzionario Rai: «L'anno scorso è rimasta vicino a me tutto il tempo Gloria Guida, con Dorelli in concorso». Ma le lingue biforcute sussurravano di una scaramuccia fra i due fidanzati, con la Tatangelo a rimbrottare l'amato: «Così mi hai danneggiata! Penseranno a dei favoritismi». Ma no, dai. Ieri Anna (insieme a Minghi e Cutugno) era a una cena con il dg Rai Cappon e venti abbonati. Tutto a posto, ragazzi. Tanto ha già vinto la Bertè: il brano fuorilegge è il più scaricato su internet. Nelle radio impazzano Frankie, Moro, L'Aura. Gli scommettitori si svenano puntando su Di Tonno-Ponce: non fidatevi.
A proposito. Dopo lo strazio per la doppia esclusione (dalla gara e dal riconoscimento dei giornalisti), Madame Bertè ha sorriso, ritirando il premio della critica assegnato alla sorella Mia nel 1982. Certe canzoni non durano tre minuti: l'eco di una voce vera non si spegne mai.
Evviva. Ecchissenefrega dell'Auditel. Eccolo il cuore nero di Sanremo: basterebbe un'ora in una settimana. Solo Giorgia poteva trasformare quel frigorifero dell'Ariston in un Cotton Club: arrampicandosi con l'orchestra gershwiniana sulle scale di "The man I love" come Billie Holiday o portando alla luce la sotterranea natura rhythm & blues di un vecchio cristallo pop come "Se stasera sono qui" (Luigi Tenco e Wilma Goich, secolo scorso). E Lorenzo Cherubini? È carismatico anche senza troppe ottave nell'ugola, e le sue meditazioni slow ("Non sono solo", "A te"), valgono oro zecchino. Certi barbagianni impagliati nelle prime file non sanno chi è quel signore che suona una chitarra slide da antiquario, ma quando intona "Lifeline", Ben Harper squarcia il buio con tre dita. Jovanotti lo chiama in causa anche con un magistrale colpo dialettico: «Io ho firmato la liberatoria sulla par condicio, con la postilla che la trovo inutile. Harper tifa per Obama, e anche noi dovremmo votare negli Stati Uniti». Quando Chiambretti gli chiede di testimoniare su una comune pipì a San Siro accanto a Berlusconi, Lorenzo tira di spada: «Dopo non si è lavato le mani». L'immensità della musica italiana promana anche da Fiorella Mannoia, giù di voce ma commovente su "Sally", "Io che amo solo te" (Endrigo benedice da lassù), "Quello che le donne non dicono"; da Morandi (viva l'understatement su "Che sarà"), dai Pooh che saccheggiano la cantina della memoria con il repertorio nazionale di quando un 45 giri era il disco di un mondo che s'immaginava felice.

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