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Brass: «Io, attore per amore dell'arte»

La storia è quella di un giovane regista che cerca di realizzare una pellicola e, in mezzo a tante difficoltà, non si arrende grazie alla rabbia che gli consente di perseguire i suoi obiettivi.
Brass, cosa l'ha spinta ad accettare questo ruolo?
«Mi è piaciuta l'idea di Nero, giovane regista torinese, che fa emergere i sentimenti della rabbia in modo nobile: non c'è violenza nè aggressività gratuita, ma solo il desiderio da parte del protagonista di realizzare la propria ambizione artistica e di non arrendersi».
Lei è un uomo «rabbioso»?
«Da veneziano doc so bene cosa si provi quando si è arrabbiati, ma da bravo gaudente conosco anche le valvole di sfogo per sublimare sentimenti aggressivi, magari con il sesso».
Un maestro del cinema come lei ha mai pensato di liberarsi dall'etichetta di regista dell'eros?
«Sì, non solo ci ho pensato mille volte, ma ho provato pure a proporre delle storie diverse. Però mi sono scontrato con una sorta di censura preventiva: mi cancellavano gli appuntamenti e nemmeo rispondevano alle mie mail. Purtroppo esiste in Italia un duopolio cinematografico troppo legato alla tv che spesso sottovaluta la libertà del prodotto artistico».
Progetti futuri?
«La prossima estate dovrei cominciare le riprese del film "Ziva", storia di una donna croata che nell'ultima guerra (siamo nel 1942) custodisce un faro su uno dei tanti isolotti locali ed esorta un inglese, un nazista e un veneziano a disertare. La protagonista è un'esordiente italiana che fa la psicoanalista».

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