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dall'inviato<br/> Stefano Mannucci<br/> <br/> SANREMO Mai ...

Ti affacci dall'Ariston e vedi quello sul tetto, i pompieri sotto col telone che si dicono sottovoce "se si lancia si sfracella", e i curiosi con il videofonino che lo incitano all'atto estremo. Così poi magari il film del suicidio finisce su YouTube. Ma è Sanremo o Real Tv? Pippo temeva di replicare la vecchia gag dell'arrampicata sulla balaustra, poi tutto finisce bene. Niente sangue sui fiori.
Rosso relativo. Ma il Festival è di destra o di sinistra? E se si considerano veltroniane almeno un terzo delle canzoni, le altre da che parte pendono? Dai kolkoz spuntano gli ultrà post-sovietici della Sinistra Arcobaleno. Che vorrebbero alla kermesse il leggendario coro dell'Armata Rossa. Con Del Noce pronto a baciare le salme di Breznev e Andropov.
Mimmo e Gianni. La diretta si apre con l'omaggio al mezzo secolo di "Nel blu dipinto di blu". Morandi interpreta Modugno con degno understatement, canta su un filo, spalanca le braccia nel gesto catartico: eppure gli basterebbero le mani. Enigma: perché invece di "Volare" pronuncia "Folare" come un tedesco? Il Papa benedice da lontano.
Ultrapippi. Chiambretti esce con una giacca bianca rubata ai camerieri del Casinò, e scarpe tricolori sospette di vilipendio alla bandiera. Capisci subito che governa lui, come Raul Castro. Infatti dice: «Pippo ha fatto un passo indietro, come Fidel». Fruga Del Noce alla ricerca di un telefonino («impari da Saccà sulle intercettazioni»), poi escono i dodici sosia di Baudo («presi in Cina, con 20 euro te ne danno tre più un resto di Amadeus»). Le maschere di gomma, però, somigliano a Fini.
La botola. Altro messaggio subliminale: per evitare favoritismi politici Pippone esce da un buco sul palco. Al centro, però: molto demitiano. Inutile il tentativo chiambrettiano di accreditare il presentatore come una spia del Kgb, o di farlo scivolare su calembour come «Sia Clemente, non faccia Casini, si comporti da Cavaliere». Dal pullman di Veltroni trasecolano.
La chiameremo Andrea. Gnocca imperiale, e molto umana. Il balletto stile 007 è sbagliato, e le streghe dell'Ariston le fanno perdere la voce, prima di un crollo emotivo sulla spalla di Baudone. La Osvart ammette che sul permesso di soggiorno è qualificata come «domestica». Più tardi dice sommessamente che occorrerebbe dedicare una giornata alla «festa dell'uomo». In milioni di case italiane, le mogli picchiano preventivamente i mariti. Viva Andrea. Con quella bocca può dire ciò che vuole.
Ariston, Cremlino. Spunta il redivivo (e svociato) Cutugno che annuncia di essere tornato dalla Russia dopo un concerto in onore dell'Armata Rossa (again). Dietro le quinte cercano la firma di Toto sulla dichiarazione di apoliticità.
Musica. Dopo un'ora tutti hanno già finito le pizzette e la Fanta ma nessuno ha badato alle canzoni, tranne a quella della talentuosa L'Aura. Poi arriva Frankie Hi Nrg ed è come mettere le dita nella presa della corrente. Intro morriconiana, trombe mariachi, ritornello virale. Invaderà allegramente le radio. Nonna Carmelina fatica a seguire le parole, ma eccole lì sparate in bella vista sulla sepolcrale scenografia del palco. Tutto un profluvio di "tangenti", "vallette nude sotto lo zerbino", "cappucci sulle fronti" e "furbetti del quartierino". "Non si fa la rivoluzione, l'hanno detto in televisione", urla il rapper. Che può contare sui voti dei nostalgici di Silvestri, e di chiunque abbia il fegato a pezzi e le orecchie aperte.
High School. Stamani tutti i bimbi con le occhiaie sui banchi: è tarda sera quando spuntano gli eroi della versione italiana del musical. Che non valgono Zac Efron e compagnia originale, ma tanto i piccoli sono mezzo addormentati..
Ancora musica. Fabrizio Moro piace anche in versione sentimental-vaschista, Anna Tatangelo chiede l'appoggio del circolo «elettorale» della sua Sora: il Paese natio si è diviso sull'amico gay, mentre le lobby omosessuali plaudono. Canzone confezionata per vincere, non guasterebbe un po' più di cuore e meno glamour vocale. Classico Zarrillo, vibrante Bennato, ammaliante Gazzè. A Tricarico serve un diapason.
Promossi. I quattro giovani che accedono alla finale: Frank Head, Milagro, la dirompente Giua e Valerio Sanzotta, promessa di un folk rock che dà un senso alla memoria e al coraggio di dire le cose.
Troppo forte? Ma quale Hollywood: con Verdone si risparmia. Anche se quel pover'uomo non può essere sempre il salvagente di Sanremo. Le gag? Usurate. Fa più ridere Kravitz, quando ondeggia sul refrain della pippiana "Donna Rosa".

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