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Cuba, la Chiesa in prima linea per la svolta del dopo-Castro

Cuba, la Chiesa in prima linea per la svolta del dopo-Castro

Benedetto XVI

Ma nessuno avrebbe mai immaginato che il cardinale Tarcisio Bertone arrivasse all'Avana all'indomani delle dimissioni di Fidel Castro da presidente del Consiglio di Stato. E dunque, proprio nei giorni in cui, non solo dovrà essere designato il successore, ma si deciderà il futuro, quanto meno quello prossimo venturo, dell'isola caraibica.
Quando Castro invitò il Papa a Cuba, aveva in mente due obiettivi. Anzitutto, quello di dimostrare al mondo che nel Paese, l'unico ancora dichiaratamente marx-leninista, c'era comunque libertà. Poi, volendo guidare personalmente il processo di transizione, e non potendo rivolgersi né a una Russia in crisi né tanto meno al nemico di sempre, agli USA, il Lider Maximo riteneva che, grazie appunto alla "legittimità" datagli dalla presenza pontificia, avrebbe potuto contare sulla Chiesa, sulla sua autorità morale, sul grande seguito che aveva tra la gente.
Quel progetto, però, rimase sulla carta. Il castrismo denunciò una volta di più i limiti di una utopia che aveva ormai esaurito le sue spinte riformistiche. Ci fu qualche arresto in meno, qualche tolleranza in più, ma di fatto il regime non lasciò spazio all'opposizione. E lo stesso con la Chiesa. Venne mantenuta la festività del Natale, si diede il permesso per le processioni e per l'ingresso di piccoli gruppi di suore e religiosi stranieri. Niente altro.
Ma adesso, sotto l'emergenza di una situazione dagli sviluppi così incerti, potrebbe tornare di attualità l'idea di Fidel di chiedere la collaborazione della Chiesa per far sì che il trapasso avvenga senza traumi, senza conflitti. C'è tuttavia un problema. La Chiesa cubana, con le pesanti limitazioni di cui soffre, sarà in grado di sprigionare tutte le sue energie? Ed ecco perché la presenza del cardinal Bertone a Cuba, proprio in questi giorni, potrebbe rivelarsi "provvidenziale".
Nell'agenda della visita era già previsto per lunedì 25 un incontro di lavoro al Ministero degli Esteri. E, in quella circostanza, il Segretario di Stato vaticano avrebbe avanzato una serie di richieste, in ordine sia al rispetto dei diritti umani e delle libertà politiche e civili, sia al riconoscimento di adeguate garanzie per la Chiesa nell'accesso ai media, nella libertà di educazione e nell'afflusso del clero da altri Paesi.
Ebbene, tutto questo, ora, alla luce dei nuovi eventi, non potrà non assumere una diversa prospettiva. La risposta alle richieste della Santa Sede diventerà automaticamente un banco di prova della reale volontà del regime di avviare un qualche cambiamento. Perché solo una Chiesa più libera potrà essere di aiuto nel gettare le basi di un principio almeno di democrazia, facendo uscire il Paese dal lungo penoso isolamento.

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