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Dina D'Isa<br/> d.disa@iltempo.it<br/> <br/> BERLINO Dopo ...

"Katyn" dell'81ene regista polacco Andrzej Wajda che narra sia una strage perpetrata dall'Unione Sovietica (e non riconosciuta dalla Russia) sia una vicenda personale (perché tra i 22 mila ufficiali polacchi massacrati dalle truppe di Stalin il 5 marzo del 1940 c'era anche suo padre), e "The Other Boleyn Girl" (dal 24 aprile in Italia distribuito da Uip) dell'esordiente britannico Justin Chadwick. La Berlinale ha così chiuso in bellezza, in attesa della cerimonia di stasera per la consegna dell'Orso d'oro, grazie alle due affascinanti protagoniste del film anglo-americano, tratto dall'omonimo romanzo di Philippa Gregory: Natalie Portman (Anna Bolena) e Scarlett Johansson (Maria Bolena) vestono i panni delle sorelle Boleyn, regine di fascino alla conquista del crudele re d'Inghilterra Enrico VIII, che ha il volto di Eric Bana. Le due sorelle si contendono l'amore (e il potere) alla corte dei Tudor, con i costumi del premio Oscar Sandy Powell. Se la bionda Mary darà al re un figlio bastardo, sarà poi la strategica Anne a diventare regina e a irretire, con il vecchio trucco di tenerlo sulle spine, il re donnaiolo stanco della regina cattolica Caterina d'Aragona, colpevole di non avergli dato figli maschi. Anne Boleyn sarà regina d'Inghilterra legando il suo nome allo scisma protestante, ma finirà decapitata per adulterio, incesto, alto tradimento e stregoneria, lasciando però una figlia (la grande Elizabeth) destinata a regnare per lunghi anni. Mentre Mary resterà sullo sfondo, con un opaco epilogo nei possedimenti di campagna della ambiziosa, quanto sfortunata, famiglia. Il film, già uscito in Gran Bretagna, ha destato polemiche per la sua storia troppo romanzata. Per la Portman, che si dichiara ambiziosa e competitiva ma non fino al punto da far male a qualcuno, il suo personaggio Anne «rappresenta la donna moderna che cerca il potere, mentre Mary se ne distanzia. Anche io soffro per i modelli che la società ci impone: è sempre il maschio a ritrovarsi nelle posizioni di potere», ha concluso l'attrice che presto esordirà alla regia con "A tale of Love and Darkness", tratto da un racconto di Amos Oz. La Johansson, che quest'anno sarà di nuovo diretta da Woody Allen, nel suo ultimo film girato a Barcellona, è convinta che "certe cose succedano ancora oggi. Sono cresciuta in una famiglia progressista, con genitori che hanno incoraggiato me e le mie sorelle a trovare la nostra strada. Ma a quei tempi, le famiglie usavano i figli come pedine per di conquistare potere". Molta curiosità ha infine destato ieri a Berlino il road movie "Corazones de Mujer" di Davide Sordella e Pablo Benedetti, con le musiche di Enrico Sabena, tratto dalla storia vera di una ragazza marocchina che si sottopone a un'operazione per riavere la sua verginità e potersi sposare.

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