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Anche i Beatles ebbero il loro '68. Fu una stagione ...

In particolar modo dell'India.
Due le forti personalità che si pararono davanti al loro cammino: Ravi Shankar e il Maharishi Mahesh Yogi. Il primo, virtuoso divulgatore del sitar e di tutte le sonorità indiane, è stato per anni il più grande promotore dei "raga"; il Maharishi coinvolse i Beatles in un'avventura destinata a concludersi in modo ridicolo. Se l'inluenza di Shankar può definirsi positiva e concreta, soprattutto per Harrison, quella con lo Yogi, scomparso due giorni fa a 91 anni nella città olandese di Vlodrop, senz'altro infruttuosa. Nel febbraio 1968 i Beatles atterrarono a Nuova Delhi e si fecero 200 chilometri in jeep fino a Rishikesh, la città santa sul Gange. A dorso di mulo attraversarono l'acre città, fino a raggiungere l'Accademia di Meditazione Trascendentale. Non trovarono le primitive capanne prescritte dalla tradizione indù né l'alloggiamento gratuito che il sant'uomo aveva il dovere di fornire, ma un moderno hotel di lusso da 350 dollari al giorno. La vita spirituale era molto dura: i quattro musicisti venivano svegliati rudemente alle tre del mattino, si meditava tre ore prima dell'alba e si continuava con "om" corali, esercizi yoga e omaggi al guru.
Ma i rigori fisici dell'ashram erano stati rimpiazzati da comfort adatti a ricchi stranieri interessati alle discipline indiane. Quello più infatuato era George Harrison, mentre John Lennon fu il primo a capire in quale trappola per turisti erano stati trascinati e iniziò a manifestare la sua protesta ricoprendo i muri del bagno con disegni osceni.
Ogni iniziativa intrapresa dai Beatles diventava moda culturale e quella dell'India lo fu più di ogni altra. Dal Maharishi arrivarono altre pop star: Mick Jagger con Marianne Faithfull, Donovan, Mike Love, cantante dei Beach Boys, Mia Farrow, che si stava riprendendo dal matrimonio con Frank Sinatra. Paul e la sua fidanzata di allora, l'attrice Jane Asher, furono i primi a ripartire, John - che aveva ottenuto un ashram lontano da quello di sua moglie Cynthia e c'era aria di crisi perché Yoko Ono era già comparsa - mostrava al contrario una buona vena e nella lunga veglia compose abbondantemente. Harrison studiava il sitar e meditava dieci ore al giorno, mentre Ringo e sua moglie Maureen non facevano altro che lamentarsi del cibo.
Il Maharishi, bravissimo nell'essere ambiguo, perennemente sorridente e coperto di fiori, era insuperabile nelle pubbliche relazioni e si comportava come un padre tollerante che ascolta paziente i capricci dei figli. Ma tutto ciò che chiedeva era soldi e celebrità. I soldi finivano su un conto svizzero e presto cominciò a parlare di una rete mondiale di centri di meditazione che potessero accogliere milioni di persone. Quando gli si chiedeva delle sue ambizioni affaristiche, il guru rispondeva che doveva darsi da fare perché presto si sarebbe "ritirato nel silenzio".
La bomba scoppiò quando una notte, una piangente e sconvolta Mia Farrow si rifugiò nell'ashram di Lennon sostenendo che lo Yogi le era zompato addosso. Lennon il giorno dopo fece fagotto e incrociò il maestro che chiedeva lumi su quella improvvisa decisione. Il musicista lo trattò sprezzantemente: «Se sei così cosmico dovresti saperlo!». Il guru lo trafisse con uno sguardo molto terreno e poco celestiale. Lennon compose "Sexy Sadie", apparentemente una canzone su una ragazza che incoraggia gli uomini a farle delle avances per poi prendersi gioco di loro, ma in realtà riferita al Maharishi. Esiste un provino in cui Lennon si lancia in un profluvio di oscenità rivolte all'indirizzo del guru. L'avventura indiana dei Beatles si concludeva e a breve si sarebbe conclusa quella dello stesso gruppo. Ma quella dei singoli Beatles stava appena per cominciare.

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