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Antonio Angeli a.angeli@iltempo.it Risolto un giallo che ...

Sono il filosofo e umanista Pico della Mirandola, nato nel 1463 (al momento della morte aveva perciò 31 anni) e il poeta e letterato Angiolo Poliziano, del 1454 (scomparso a quarant'anni). Del primo già si sospettava che fosse stato assassinato, per il secondo il killer quasi la faceva franca: si riteneva fosse morto di sifilide.
Le salme, per quanto possa essere chiamata salma un corpo che ha perso la vita da mezzo millennio, riposavano nel chiostro della Basilica di San Marco a Firenze. Le ossa di Pico della Mirandola erano contenute nella stessa cassa di legno che ospitava anche i resti dell'umanista Girolamo Benivieni, accanto ai quali erano disposte secondo un approssimativo ordine anatomico, dalla testa ai piedi. È plausibile, è stato spiegato, che si tratti della cassa originale nella quale fu deposto il Benivieni e nella quale furono introdotte le spoglie di Pico, morto 48 anni prima. Le ossa di Pico si presentano in perfetto stato di conservazione e in alcune parti hanno tessuti molli mummificati.
I resti scheletrici di Angiolo Poliziano erano invece contenuti in una cassetta di fattura moderna, risalente alla ricognizione effettuata nel 1940. Sul coperchio una targa metallica riporta la semplice iscrizione: «Ossa del Poliziano».
Sette mesi fa un gruppo di studiosi ha deciso di risolvere il «caso». I resti sono stati trasportati a Ravenna e sottoposti a una serie di analisi antropologiche e archeometriche da parte di studiosi delle Università di Pisa, Bologna e del Salento. Sono stati coinvolti anche i carabinieri del Ris di Parma, che stanno ancora indagando.
La risposta, alla domanda «causa del decesso» è semplice: avvelenamento da arsenico, come nei più classici gialli americani della prima metà del '900.
A questo punto non restava che scoprire il colpevole, anzi, i colpevoli, infatti, grazie a ricerche su documenti dell'epoca sono stati inchiodati il mandante: Pietro de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, e l'esecutore che, per quanto riguarda Pico, è certamente Cristoforo da Casalmaggiore, suo segretario, probabilmente con la complicità del fratello Martino. «Beccare» l'assassino di Poliziano appare più complicato. Certo, se si potesse interrogare come si deve il mandante non ci sarebbero problemi... purtroppo è morto da 505 anni. Piero de' Medici, detto prima «il Fatuo» e poi «lo Sfortunato», durante una maldestra manovra militare annegò ingloriosamente nel fiume Garigliano, tra Roma e Napoli.
Le analisi antropologiche sui resti dei due umanisti sono state svolte dal gruppo di ricerca coordinato dal professor Giorgio Gruppioni, del Laboratorio di Archeoantropologia dell'Università di Bologna; le indagini archeometriche sono state eseguite dal gruppo di Fisica Applicata dell'Università di Lecce, coordinato dal professor Lucio Calcagnile; mentre i professori Fulvio Bartoli e Francesco Mallegni hanno coordinato le analisi archeometriche svolte presso il Laboratorio Centro Ricerche Enel di Pisa e il Laboratorio di Paleonutrizione del Dipartimento di Biologia dell'Ateneo pisano.
Le salme dei due letterati, insieme a quella di Girolamo Benivieni, amico di Pico, sono tornate ieri a Firenze e ricollocate nel chiostro.

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