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Sanremo proibito per Patty Pravo in versione araba

Sanremo proibito per Patty Pravo in versione araba

Patty Pravo

[...] a suo giudizio priva di una valida canzone da proporre in gara ma certamente intenzionata a prendere parte alla rassegna in qualità di superospite. E l'arabo? Beh, cantare in lingue non proprio vicine alla musica leggera propriamente detta è una sua vecchia fissazione.
A parte la maggioranza delle lingue europee, Patty Pravo ha dimostrato grande dimestichezza con il cinese: un album, una lunga permanenza in Cina e una fascinazione pressoché totale per l'universo musicale mandarino. La passione per l'arabo è più recente. Nel suo ultimo album «Spero che ti piaccia… pour toi», un omaggio a Dalida nel ventennale della scomparsa, figura «Bambino», un tema splendido, dove l'arabo sembra napoletano e il napoletano arabo. La canzone è totalmente italiana e con il suo titolo originario, «Guaglione», vinse al Festival di Napoli del 1956, grazie all'interpretazione di Aurelio Fierro e Grazia Gresi. Una canzone dovuta a Nicola Salerno (Nisa), già allora paroliere di Renato Carosone, e al maestro Giuseppe Fanciulli, che tenne a battesimo anche una giovanissima Dalida, al suo lancio francese. La cantante franco-egiziana, ma nata in Calabria, la propose in francese e fu subito un grande successo. Dopo di lei se ne innamorarono dozzine di interpreti in varie epoche, fra cui Claudio Villa, Perez Prado, Renzo Arbore, Bruno Martino, Roberto Murolo e tanti altri.
La versione-omaggio di Patty Pravo è realmente personale, lontana da tutte quelle che l'hanno preceduta. Si potrebbe dire lo stesso di almeno una mezza dozzina di brani inseriti nell'album, fra cui «Fini la comèdie», «Comme si tu ètais là» e «J'attendrai», in perfetto stile rhythm and blues. L'idea centrale è quella di restituire una Dalida diversa, se possibile ancor più eccentrica, lontana dal clima suggerito dalle centinaia di cover che ha inciso nella sua lunga carriera e che comunque l'hanno imposta nei mercati discografici di tutta Europa. La pedana comune, ciò che avvicina le due cantanti, sia pure nelle evidenti diversità stilistiche, è quella di essere comunque interpreti assolute. Nelle loro mani una canzone acquisisce punti, si personalizza, diventa un prototipo, anche se è stata eseguita in precedenza da altri.
Nell'album compare anche «Col tempo» di Leo Ferrè, proposta in italiano nel 1971. Oggi l'autore monegasco è quasi di moda, molto frequentato dai cosiddetti artisti alternativi, ma Patty Pravo ebbe il coraggio, fuori da ogni regola di mercato, di proporlo in tempi non sospetti. Al grande interesse intorno alla musica e al pensiero della cantante, si deve aggiungere anche il notevole successo editoriale di «Bla, bla, bla», ovvero la sua autobiografia, scritta con Massimo Cotto, edita da Mondadori, un libro non certo dal contenuto reticente, in cui tutti gli eccessi (e che eccessi!) sono ricordati con grande precisione (e fortunatamente con molto divertimento).
Nei ricordi dell'ex ragazza del Piper compaiono personaggi sorprendenti, almeno se avvicinati alla vita di una cantante, da Ezra Pound al cardinal Roncalli (futuro Giovanni XXIII), da Peggy Guggenheim a Cesco Baseggio (questo nel periodo veneziano), fino ad arrivare a Roma, dunque al Piper, dove incontra Alberigo Crocetta, il suo scopritore, Gianni Boncompagni, che scrisse per lei la prima canzone ("Ragazzo triste"), Renzo Arbore e tanti altri.
Sfila puntuale il suo privato: un matrimonio inutile, un mucchio di errori e tanta fiducia tradita. E poi la perenne ricerca, il cambio continuo di città, di case discografiche, di manager, impresari e produttori, le cadute e le rinascite, il tutto reso sempre guizzante a fronte di una drammaticità che forse si poteva in parte evitare.
Il 2008 sarà ancora una volta l'anno di Patty Pravo. Compirà 60 anni, girerà ancora una volta il mondo e varcherà la soglia dei 100 milioni di dischi venduti.

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