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Chiara Noschese gioca in «Due partite»

Unica senza un compagno che preferisce affidarsi a un anno sabatico per rimanere in gravidanza con l'inseminazione artificiale».
Che tipo di commedia è?
«È una commedia che parla di noi, delle nostre madri, del nostro passato, del presente, del futuro. C'è un'alternanza di emozioni drammatiche e lievi».
Dove è nata?
«Sono nata a Milano non le dico l'età, ma potrei anche dirgliela. Mi sono diplomata al laboratorio di esercitazioni sceniche di Gigi Proietti».
Ha cominciato subito a lavorare?
«Ben presto. Ho lavorato in tv con Proietti, Magalli e in tante fiction. Poi il cinema, ancora fiction ed il teatro. Mi piace fare teatro».
A teatro è più difficile far ridere o piangere?
«Sicuramente far ridere. È la cosa più difficile che c'è. È al di là di di te, dipende da te».
Figlia d'arte, fiera?
«Assolutamente sì. Vado fiera di essere figlia di un grande uomo e di un grande artista come Alighiero Noschese. Sono comunque una figlia d'arte atipica. Ho iniziato a fare questo lavoro e mio padre era già morto da tanti anni. Ho avuto la fortuna di un cognome importante e l'onere di cominciare da zero».
Ha studiato dalle suore, che cosa le hanno insegnato?
«Le suore francesi mi hanno insegnato a portare la divisa e mi hanno regalato una certa educazione di modi di un certo rigore. Insomma ero proprio una brava ragazzina».
E ora?
«E ora sono una donna con un forte senso di responsabilità, forse anche troppo».
Innamorata?
«No, no. Sono comunque, e non si dice solo per dire, innamorata della vita».
Innamorata del teatro?
«È stato sicuramente un grande amore che ora è un po' affaticato. Sto comunque cercando di risolvere la crisi. Mi auguro sia una crisi passeggera».
Il suo rapporto con la televisione?
«Non so, non so... sulla tv non ho molto da dire. Non mi piace chi punta sempre il dito contro la televisione. Mi annoiano quelli che ne parlano sempre male. Parlar male della televisione è diventata una consuetudine anche se, forse, a volte più di una ragione c'è».
Come vede il futuro del mondo?
«Il futuro del mondo, dell'arte, è non perdere la curiosità. Riuscire sempre ad avere la curiosità di capire e il coraggio di sorprendersi».
Lei ci riesce?
«È un tentativo che faccio da sempre e farò sempre».

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