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«Una buona propaganda è più importante che risolvere i ...


Qualche giorno fa, ad esempio, il regime di Pechino ha fatto arrestare un noto attivista dei diritti umani, Hu Jia, che da dieci anni si batte per la difesa dell'ambiente, per i diritti degli ammalati di Aids e dei prigionieri politici. Anche la giovane moglie, Zeng Jinyan, finalista, insieme al marito, del Premio Sakharov del parlamento europeo, viene tenuta sotto stretto controllo e totalmente isolata, con le linee telefoniche tagliate. Si pensava che, data la popolarità dei due intellettuali e il sostegno di cui godono all'estero, le autorità cinesi non avrebbero osato arrestarli. E invece… neppure le Olimpiadi riescono a impedire retate di dissidenti e intellettuali. È per questo che Amnesty International ha lanciato una campagna, sostenuta da «Zapping» ,che punta a utilizzare la vetrina olimpionica per denunciare l'altra Cina, quella degli orrori e delle violazioni dei diritti umani. L'obiettivo è di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale, anche utilizzando gli oltre 20 mila giornalisti già accreditati a Pechino, per migliorare la condizione dei diritti umani.
Non sono sufficienti,infatti,le promesse delle autorità (quelle fatte nel 2001 al Comitato olimpico internazionale sono rimaste quasi tutte lettera morta). È vero, Pechino ha fatto sapere che le esecuzioni nei bracci della morte saranno ridotte avocando alla sola Corte Suprema il diritto di comminarle. Nel 2007 sono state ufficialmente eseguite 1.591 condanne capitali, ma in realtà sono le stesse autorità cinesi ad ammettere che le esecuzioni sono almeno diecimila. Una sfida aperta alla moratoria sulle esecuzioni mondiali decisa nel dicembre scorso dalle Nazioni Unite.
In compenso, fanno sapere i governanti cinesi, di avere esteso l'iniezione letale «considerata più umana e adottandola in tutti i tribunali intermedi». Com'è noto, in diversi Stati Usa questo metodo è in discussione, se non fortemente contestato, proprio per la sua «estrema disumanità», mentre in Cina viene valorizzato. In realtà tutte le organizzazioni per i diritti umani concordano sul fatto che l'uso delle iniezioni letali è più utile alla Cina per il commercio degli organi (li danneggia molto meno).
Negli ultimi tempi, infatti, questo business si è incrementato moltissimo. Al punto che la Società britannica per i trapianti (Bts) ha confermato che «vi sono prove sempre maggiori» che «in Cina gli organi di chi ha subito la pena capitale sono utilizzati per trapianti senza il previo consenso dei detenuti e delle loro famiglie».
L'interrogativo che ci poniamo ora è questo: la repressione preventiva, che il regime comunista sta già attuando consentirà, nel gran can can dei giochi olimpici, che i media si occupino degli orrori cinesi? In altre parole, alla fine non finiranno col prevalere solo ragioni diplomatiche, legate sempre agli interessi economici?

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