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La maledizione di chiamarsi Brando

La maledizione di chiamarsi Brando

Marlon Brando

Una morte pietosa, giunta nel 2004, ha risparmiato a Marlon Brando l'ultimo dolore per il suo primogenito. Christian Brando, 49 anni, nato dalla relazione con l'attrice Anna Kashfi, è morto ieri in ospedale negli Stati Uniti, dopo una vita di sregolatezze, disperazione e scandali.
La morte è stata causata da una polmonite, era ricoverato dall'11 gennaio al Presbyterian Medical Center di Hollywood. Le sue condizioni erano apparse subito molto gravi. L'ex moglie Deborah aveva dichiarato alla rivista «People» che «il suo corpo era totalmente compromesso». Christian era da giorni in coma, tenuto in vita da una macchina per la respirazione artificiale.
Quella di Christian è stata una vita piena di ombre: tentò di fare l'attore. Partecipò a qualche film , tra cui, nell'87, ad uno italiano, «La posta in gioco», di Sergio Nasca, con Vittorio Caprioli e Turi Ferro. Si faceva chiamare Gary Brown. Impossibile e impietoso qualunque paragone con il padre.
Dopo tante stentate particine per Chris Brando la notorietà giunse con un processo. Nel 1990 fu accusato dell'omicidio di Dag Drollet, il fidanzato della sorella Cheyenne, nata dalla relazione tra Marlon e la polinesiana Tarita, conosciuta durante le riprese di «Gli ammutinati del Bounty», del '62. Marlon Brando ebbe in tutto, da varie donne, 12 figli.
Il processo a Christian fu una tragedia mediatica, che lasciò il divo scosso e depresso. Il figlio, condannato alla fine per omicidio colposo, rimase in prigione per cinque anni. L'amatissima Cheyenne si tolse la vita nel '95. Christian fu accusato di un altro omicidio e poi scagionato.

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