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«Bei tempi», la banalità del male

Le fucilazioni di massa viste con gli occhi dei carnefici. È Gusta Fix, membro del Sk 6 tedesco, a raccontare la sua esperienza. Lui è uno dei tanti che ha raccontato lo sterminio degli ebrei durante la seconda Guerra Mondiale. Uno dei tanti che Ernst Klee, Willi Dreben e Volker Rieb hanno scovato e riunito in una «collezione» di testimonianze. Quelle di chi la Shoah l'ha eseguita o è stato a guardarla al di là di un filo spinato del campo di azione delle Eg, dei pogrom antiebraici di Kovno, davanti al burrone di Babi-Yar dove precipitarono senza vita, ammassati uno sopra all'altro, i corpi di 33.771 ebrei.
«Bei tempi» è il titolo, di questa raccolta. Deposizioni che non mostrano dei criminali mostruosi che uccidevano con la bava alla bocca, belve che solo per il loro aspetto ispirano ripugnanza. Mostrano invece questi esecutori, a volte incitati dagli spettatori, mentre svolgono il loro «lavoro» per poi, sfiniti ma soddisfatti, godersi le loro serate allietate dalla birra. La SS Kurt Gerstein racconta la gassazione del 18 agosto 1942 a Belzec: «Le persone stanno l'una sui piedi dell'altra. 700-800 in 25 metri quadrati, 45 metri cubi! L'SS li spinge con forza comprimendoli finché ce ne possono entrare. Le porte si chiudono. Nel frattempo gli altri aspettano fuori, all'aperto, nudi». Kurt si chiede se anche d'inverno funziona così. Sì funziona così, gli spiega un soldato di grado più alto. «Le persone devono essere fatte morire con questi gas di scarico - dice Kurt - Ma il diesel non funziona! Arriva il capitano Wirth. 50 minuti e 70 secondi Il diesel non parte! Le persone attendono nelle loro camere a gas. Invano! Le sentiamo piangere, singhiozzare. Il capitano Wirth percuote 12-13 volte nel viso con il frustino l'ucraino che deve aiutare Hackenholt nelle manovre con il diesel. Dopo due ore e 49 minuti il diesel parte. Fino a questo momento la gente è rimasta in vita in queste quattro camere, quattro volte 750 persone in quattro volte 45 metri quadri. Di nuovo passano 25 minuti. Bene, molti ora sono morti. Guardiamo attraverso la finestrella, la cui lampadina illumina per un attimo le camere. Dopo 28 minuti sono in vita solo pochi. Finalmente dopo 32 minuti sono tutti morti».
Poi ancora i racconti del capo della sezione politica di Aushwitz, di Rudolf Hob che riferisce sulla distruzione delle fosse comuni. L'elenco delle testimonianze non si ferma ai campi di sterminio. Passa per le città, le vallate, per i ponti dove le SS, ovunque c'era un ebreo, uccidevano. Fab. Per.

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