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Lina, io stregata dal teatro


Entusiasmo ed energia vitale da vendere contraddistinguono un'artista conosciuta in tutto il mondo, ma così innamorata della sua Italia da guardare con ottimismo al futuro creativo del nostro Paese.
Come è stato il suo incontro con Goldoni?
«Era un passaggio dovuto nei riguardi di uno dei nostri massimi autori. Ho sveltito alcuni aspetti della trama, centrando tutto sul personaggio femminile che usa una trappola per capire quale dei suoi pretendenti debba scegliere come consorte. È una giovane vedova che, dopo aver sposato un vecchio, attende dal suo secondo marito tutto quello che non ha ancora avuto. Protagonista della scena è un enorme letto vuoto, pensato e creato da Enrico Job, che lei dovrà riempire».
Qual è il suo rapporto con il teatro?
«Ho cominciato lavorando in teatro con grandi maestri come Sharoff, allievo di Stanislavskij da cui ho imparato tanto, con la Pagnani, con Salvini e sono stata aiuto regista di De Lullo, una figura che meriterebbe un omaggio maggiore. Considero il teatro un confronto con una forma di spettacolo e con un pubblico viventi che garantiscono un rapporto così caldo da non potervi rinunciare a lungo. Se lo spazio del cinema è uno sguardo aperto sul mondo, il palcoscenico è il luogo del rito».
Non le sembra che l'Italia stia attraversando un periodo di crisi culturale oltre che economica?
«Non bisogna perdere la voglia né la fiducia nelle nostre possibilità. Siamo un popolo strano, dalle mille risorse. Sono davvero felice di essere italiana. Credo che esistano giovani cineasti bravi da incoraggiare».
Dove attinge la sua contagiosa gioia di vivere?
«Ho sempre fatto quello che mi piaceva e mi attirava: ritengo sia il modo più onesto di proporsi alla gente. Sono stata indubbiamente molto fortunata negli incontri artistici e personali, primo fra tutti il sodalizio con mio marito Enrico Job che ha contribuito all'immagine visiva dei miei spettacoli e dei miei film. Sono grata ai doni ricevuti e mi dedico sempre con passione e speranza al mio lavoro. Inoltre, non sono una fissata della giovinezza, ma della vita!».

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