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E i Beatles cambiarono il mondo tra le follie e i sogni di «Help»

Il titolo provvisorio del brano era lunare: «Scrambled eggs», ovvero «uova strapazzate». Ma alla fine divenne il più lirico «Yesterday», e a dispetto dell'abuso nelle sale d'attesa aeroportuali e odontoiatriche, resta una delle vette poetiche del secolo scorso.
L'ispirazione di «Yesterday» fu un dono del periodo astrale in cui i Beatles accettarono di girare con Lester «Help», una follia filmica ad uso poco più che promozionale nel 1965, un anno dopo il primo esperimento, sempre con lo stesso regista, su «A hard day's night».
«Help» è stato recentemente restaurato, e pubblicato su dvd, con materiali inediti. Qualche giorno fa è stato proiettato a Courmayeur, nella rassegna «Noir in festival». E la Val d'Aosta propone, al Museo Archeologico del capoluogo, un tributo fino al 4 maggio 2008, alla magia dei Beatles e agli irripetibili anni Sessanta. In mostra oggetti di culto, rarità, gadget, dischi.
Ma basterebbe riguardare con attenzione «Help» (o, anche, semplicemente perdersi nei colori della trasognata psichedelia di «Across the universe», il musical generazionale diretto per il grande schermo da Julie Taymor), per capire come, proprio in quel momento, e davanti a una macchina da presa, i Beatles stavano inconsapevolmente cambiando il mondo. In pochi, nel cast, intuivano l'origine di quelle battute così strampalate che i quattro musicisti improvvisavano, seppure al servizio di una sceneggiatura mattoide: il fatto è che, di nascosto, i Fab Four avevano preso a far uso di marijuana. E nessuno intuiva l'effetto che avrebbe avuto quel seguace indù, che in una pausa delle riprese, aveva avvicinato George Harrison, in quei giorni alla scoperta del sitar. In milioni sarebbero poi andati a cercare verità mistiche in Oriente, per emularlo. Di certo, era impossibile cogliere l'ironia del destino in una scena in cui John Lennon si trova davanti a uno dei «cattivi» della trama: quello gli spara, ma l'arma non fa fuoco. E il Beatle si salva, almeno nel film, e nella memoria collettiva che lo trattiene ancora qui.
Ste. Man.

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