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Lidia Lombardi<br/> l.lombardi@iltempo.it<br/> Il museo di ...

Tanto più nei prossimi 12 mesi, perché festeggia il mezzo secolo della trasformazione della reggia in museo e riunisce capolavori di artisti che hanno avuto un feeling con Napoli: Goya e Picasso, Degas e Corot, Caravaggio e Bacon, per dirne alcuni.
È fiero di questo compleanno il sovrintendente Nicola Spinosa. E però ne ha da dire, su questo museo mirabile incastonato nei difetti, nelle lentezze, nelle incongruenze partenopee. Su questa reggia che Comune e Regione mettono in un cantuccio, non tanto poi per carenza di fondi, ma per assenza di organizzazione e di attenzione.
Sovrintendente, in questi 12 mesi di riflettori accesi su Capodimonte con convegni, concerti, proiezioni, c'è anche un po' di provocazione.
«È vero, questo museo è famoso nel mondo ma lontanissimo da Napoli, di cui pure dovrebbe essere vanto».
Di che cosa soffre?
«Di disinteresse. È importante quanto gli Uffizi ma non ha collegamenti con la città. La metropolitana gli passa alle spalle, eppure non c'è una fermata, che invece esiste per l'altra costola delle collezioni borboniche, il Museo Archeologico. Lo sa quanto ci vuole per arrivare qui dal centro? Un'ora di taxi. Il governatore Bassolino sostiene che non è un problema di fondi, ma tecnico».
Tecnico come, mi scusi?
«Tecnico, dicono all'assessorato, di più non spiegano. Parlano di progetti pronti, però il nodo non si scioglie mai. Capodimonte è in posizione splendida, ma a ridosso di Scampia, della Sanità, zone a rischio. I visitatori - ne abbiamo 160 mila l'anno - si scoraggiano. La mancanza del collegamento diretto fa il resto».
E pur vero che Napoli deve fronteggiare cento e cento emergenze.
«Il guaio non è la mancanza di soldi. È che sul piano del turismo culturale il denaro è investito male. Prenda la resuscitata Fuorigrotta. Preparata in pochissimi giorni, con quattro carri di cui uno s'è incendiato. Idem per la notte bianca. A Roma, Parigi, Madrid si comincia a progettarla un anno prima, qui è stata soppressa all'ultimo».
La colpa di chi è?
«Di chi dovrebbe coordinare e non lo fa. Ogni assessore s'inventa un'iniziativa. "Respiri e sospiri a Grottaminarda" era una sagra di prosciutti. "Il colore del bianco" metteva in piazza la mozzarella di Mondragone. Si spaccia per cultura la festa paesana».
Chi paga?
«La Regione, che sfrutta pure i fondi Ue. Ma li distribuisce a pioggia, senza raziocinio. E non mi si dica che non può programmare perché non c'è continuità di governo. Bassolino, che ha un debole per l'arte moderna, è in sella da decenni».
Lei come si muove?
«Programmo. Questa festa di Capodimonte costa tre milioni di euro. Un milione viene da risorse pubbliche, il resto da privati».
La morale?
«Che i sovrintendenti sono nominati, i sindaci e i governatori eletti. I cittadini raccolgono quello che seminano».

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