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Con gli Avion Travel tra poesia e ironia

Oggi tornando ancora una volta dietro la macchina da presa con un lungometraggio non solo resta fedele alle loro musiche, ma ne ricostruisce - fra realtà e immaginazione - gli anni verdi di uno di loro, il chitarrista Fausto Mesolella, risalendo ai Settanta che lo videro incamminarsi sulle vie che persegue ora con successo.
Siamo a Caserta, un ragazzo diciottenne che, con discreta allusione, si chiama Fausto Ciaramella, essendo figlio unico di madre vedova deve dimostrare di avere un lavoro con cui la mantiene altrimenti dovrebbe comunque partire per il servizio militare. Comincia facendo un po' di tutto nell'orchestrina di un trombettista-bidello da cui, però, appena dissolta, emigra in un'altra, egualmente scalcinata ma con prospettive migliori perché l'impresario, un mezzo imbroglione, intuendo le sue doti, gli fa incontrare un musicista sul viale del tramonto, ritenuto ex amante di Ornella Vanoni, che sia pure in ambiti modesti, gli fa fare un po' di strada come chitarrista.
Un'esperienza, anche quella che, pur con qualche sprazzo, non durerà molto perché il musicista se ne tornerà a Milano dove viveva, con la promessa, comunque, di chiamarvi fausto in vista di una bella carriera. Sarà invece una nuova delusione anche se Fausto, ormai maturato, potrà pensare adesso di cominciare una nuova vita...
Bentivoglio, che si è ispirato ad alcuni racconti "fatti a tavola" proprio di Fausto Mesolella, li ha affidati, per commentarli, ma soprattutto da un punto di vista interiore, alla voce narrante del protagonista, rappresentandoli poi, quando li popolano figure di contorno, con una galleria quasi di maschere, colorate e sempre di toni forti, tra la caricatura, però seria, e il grottesco. Seguendovi, in mezzo, l'evoluzione psicologica del protagonista, nelle cifre quasi intime di un cammino di formazione.
Qua ammiccando con furbizia, là privilegiando i sentimenti e gli affetti, mentre, di riflesso ed anche apertamente, gli Avion Travel, con canzoni e musiche, ci si propongono a loro volta come protagonisti. Senza mai alterare comunque l'equilibrio narrativo e del gusto.
Ne do il merito anche ad una recitazione che, se nello stesso Bentivoglio, il musicista, in Toni Servillo, il trombettista-bidello, in Ernesto Mahieux, l'impresario imbroglione, è volutamente tutta sopra le righe, ma con efficacia, nel giovane esordiente Antimo Merolillo che è Fausto, è quieta, malinconica, dimessa; come la parte esigeva. Di sfondo, due belle presenze femminili, Lina Sastri e Valeria Golino, sempre in cifre limpide.

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