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Alessandra Fiori Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire. ...


A due anni di distanza da "Rockpolitik", lo show che aveva portato il direttore di Rai Uno Del Noce, sull'orlo di una crisi di nervi e di una minacciata, eccentrica autosospensione, la "Celentano-certezza" in materia di auditel, arriva a suggello di una pacificazione tanto necessaria, quanto conveniente.
Così, mentre la concorrenza abdicava al suo ruolo (quella di Canale 5 con "Ghost", il film del 1990, al miliardesimo passaggio televisivo, era più che una resa), in uno studio di registrazione appositamente ricostruito, il cantante, autore, regista, padreterno Celentano proseguiva indisturbato sulla strada della beatificazione, presentando al pubblico il suo ultimo album. Il genio, è risaputo, tutto può e tutto fa, chi non approva o non comprende, fesso è, peggio per lui. Ora, sorvolando sull'opportunità di un'intera trasmissione evidentemente dedicata alla promozione di un prodotto, rimane solo da stabilire come e quando Celentano abbia conquistato tale titolo. Non perché non lo meriti per le sue indiscutibili qualità artistiche, ma proprio per quelle. Non era un cantante? Allora, che canti. Quando rinuncia ai monologhi profetici, al qualunquismo, alle invettive politico-populiste, alle gag da gabinetto e a quelle che gli somigliano, lo spettacolo ci guadagna e anche lui.

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