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Romolo e Remo: il mito è realtà

Fino a ieri molti, quasi tutti, ritenevano che questa fosse una leggenda. Ora la realtà emerge dal mito: all'interno del Colle Palatino, nel cuore della Capitale, è stato individuato il «Lupercale», la grotta dove la Lupa avrebbe allattato Romolo e Remo e che, in epoca Augustea, più o meno nel 20 a. C., fu trasformata in un sontuoso luogo di culto, inglobato nella residenza dell'imperatore.
L'annuncio, a sorpresa, ieri mattina. Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha svelato la scoperta del sito, attualmente inaccessibile, ma che è stato possibile vedere grazie all'introduzione di una micro-telecamera. Posta nell'area sterrata vicina alla Casa di Augusto, a 16 metri sotto terra, (lo stesso livello del Circo Massimo) l'antica grotta naturale, da anni cercata dagli studiosi, è stata individuata con approssimazione due anni fa e soltanto nel luglio scorso, grazie all'inserimento nel sottosuolo di una sonda e poi di uno scanner laser, sono state scattate le prime immagini tridimensionali. Il «Lupercale» appare in buono stato di conservazione, splendidamente decorato, con marmi e mosaici, applicati durante i numerosi abbellimenti e le ristrutturazioni avviati a partire dall'età augustea.
La grotta di Romolo e Remo fu luogo di culto per anni: l'usanza romana voleva che i mariti dovessero inseguire le mogli colpendole con una frusta, correndo attorno al sacro colle Palatino. Tutto questo per garantirne la fertilità. Erano le feste dette «Lupercalia», celebrate per secoli fino al 496 dopo Cristo, ben dodici secoli dopo la fondazione della città. Allora Papa Gelasio, adirato dalla passione che i romani manifestavano per la festa pagana, la proibì. E del Lupercale si perse la memoria.
«Sono strabiliato, è una delle più grandi scoperte mai fatte, è stato raggiunto un obiettivo clamoroso - ha commentato Andrea Carandini, uno dei maggiori studiosi al mondo di Roma antica - Il fatto che locali al di sotto della Casa di Augusto vengano decorati con un tale lusso, ad una profondità così ampia e proprio nel punto che ci indicano le fonti, fa proprio ritenere che si tratti del Lupercale».

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