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di PAOLO SIMONCELLI *<br/> Un convegno su «La Congiura ...

L'occasione è data dalla ricorrenza di una congiura: un attentato ordito e riuscito nel Settembre del 1547 a danno di Pierluigi Farnese neoduca di Piacenza e Parma; l'attentato organizzato dall'aristocrazia locale in combutta con agenti dell'imperatore aveva avuto il solo visibile effetto di riportare il ducato all'interno della sfera d'influenza imperiale. La storia dell'Italia comunale è stata un insieme pressochè ininterrotto di congiure. Ma la ricorrenza (e il convegno) in questione è fuori da quella pur robusta tradizione di faide e pugnali. Qui si affronta una congiura non diretta a sostituire un duca con un altro, ma a scegliere tra sistemi politici non compatibili. A stroncare cioè, neanche l'avvio, ma l'idea stessa dello Stato moderno, inteso come Stato accentrato, anche come Stato assoluto, ma centralizzato in una ammnistrazione comune e, almeno tendenzialmente, imparziale della giustizia e del fisco. Uno Stato nuovo capace di ergersi anche con la forza al di sopra dei privilegi oligarchici e corporativi che caratterizzavano le sopravvissute forme di Stato tardo-comunale. Quella riuscita congiura antifarnesiana costituì una data simbolo d'un percorso a ritroso che ha lasciato tracce visibili di sentieri politici divergenti: quello d'uno Stato in cui la conclamazione della "libertà" coincideva con interessi particolaristici.
* Professore ordinario di Storia Moderna Presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma

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