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Venerdì esce "Il nascondiglio"

Il regista: Cinecittà per i costi proibitivi si è trasformata in «telecittà» per film tv

[...] qui,nella Snakes Hall della sperduta cittadina di Davenport, nello Iowa, si dipana "Il nascondiglio", ultimo horror thriller di Pupi Avati. A distanza di oltre trent'anni (dopo "La casa dalle finestre che ridono - 1976), il regista torna così al film gotico con una storia ricca di cenni autobiografici.
Questa grande casa isolata, battuta dalle tormente di neve, è lo scenario di un terribile delitto (tre donne vengono massacrate). Cinquantacinque anni dopo, nel 2007, in quella magione rimasta chiusa per mezzo secolo, una donna italiana (Laura Morante) decide di aprire un ristorante. La donna è appena uscita da una clinica psichiatrica dove è stata ricoverata in seguito al suicidio del marito. Ma i fantasmi del passato tornano a tormentarla, tra ragione e follia, fino a quando non farà chiarezza sui fatti oscuri avvenuti tra quelle terrificanti mura. E nonostante la presenza di qualcuno che ancora vive lì nutrendosi di topi. Nel cast del film, prodotto dalla Duea di Antonio Avati e da venerdì distribuito da 01 in 200 sale, figurano anche Treat Williams, Burt Young, Rita Tushingam e Yvonne Sciò. Mentre le riprese sono state effettuate tra l'America - per gli esterni - e Cinecittà - per gli interni -.
«Il film di genere è poco frequentato in Italia - ha spiegato ieri Pupi Avati, giunto al suo quarto lungometraggio americano -. C'è sempre una diffidenza un po' snob a riguardo, ma io sono tornato a questo tipo di film perchè volevo resettarmi: dopo tanti film auto-referenziali in cui ho raccontato storie della mia famiglia o storie di jazz, volevo raccontare una storia in terza persona, creare un rapporto non mediato con il pubblico. Per me è come aver rinnovato la patente a 64 anni. In questo genere di film ci sono certi stilemi che vanno rispettati, altrimenti questo tipo di storie non si potrebbero fare. Ed è quindi davvero incredibile che una donna come quella interpretata dalla Morante affitti un posto del genere per farci un ristorante, ma lo storia lo richiedeva. Ci sono inoltre anche diversi elementi autobiografici della pellicola: la protagonista del film esiste realmente e ha davvero vissuto una vicenda analoga. Questo lo spiego bene nella post-fazione del libro omonimo che ho scritto e pubblicato con Mondadori. Tra l'altro, io e mio fratello abbiamo aperto un ristorante nel Mid West e, dopo aver visitato diverse location, siano riusciti ad aprire il "Mama Avati's restaurant", un'esperienza però fallita che è durata solo un anno», ha concluso il regista che ha poi ricordato con amarezza di non essere mai «stato interpellato dai Centoautori, quando ho visto coinvolti in quel movimento colleghi che fanno altre cose e ogni tanto un film. Trovo anche sconcertante che il cinema italiano abbia abbandonato Cinecittà e, a causa dei costi proibitivi, ormai ci vanno solo gli americani. Siamo gli unici ad aver girato lì negli ultimi cinque anni. Ma eravamo circondati dalla tv: Cinecittà è ormai telecittà».
Per Laura Morante «tutti i personaggi del film non sono mai davvero quello che sembrano. Ora la mia vera paura è di esordire alla regia: non avevo programmato di mettermi dietro la macchina da presa. Avevo solo iniziato tempo fa a scrivere la sceneggiatura insieme con Daniele Costantini, poi è arrivato il produttore francese che mi ha pregato di girare il film e io, alla fine, ho accettato. Si tratta di "Ciliegine", una commedia dove la protagonista è ammalata di androfobia. Le prime scene del film saranno realizzate a Parigi il 2 gennaio, ma la commedia dovrebbe ripartire definitivamente il 15 marzo».

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