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Da YouTube a Videoio: l'autorappresentazione del crimine

Da YouTube a Videoio: l'autorappresentazione del crimine

TeleCommando

[...] compiuti da individui che hanno usato internet per diffondere contenuti di vario genere. Dalle stragi nelle scuole americane e da oggi anche europee ai frammenti virtuali della vita di persone coinvolte in azioni criminose come i blog di due dei ragazzi accusati di omicidio nel caso della studentessa inglese a Perugia (Amanda Knox pubblica su myspace un racconto su un caso di stupro, Raffaele Sollecito delle foto con una mannaia in mano) che fanno emergere un universo simbolico tra il reale e il virtuale impossibile da decifrare.

Le tracce digitali che ogni persona lascia, da quelle involontarie di telefonini e bancomat a quelle disperatamente volontarie dei video diffusi in internet, sono ormai una parte importante delle indagini su fatti di cronaca, sono forse le vere impronte digitali (in entrambi i sensi) di questi anni. I computer sequestrati, i siti frequentati, le mail mandate e ricevute, i blog personali si presentano agli inquirenti come un rebus indecibrabile in cui il rapporto tra realtà e rappresentazione è costantemente in discussione, una mole infinita di potenziali indizi, quasi mai prove risolutive ma spesso in grado di fuorviare l'attività giudiziaria, come è successo per le immagini pedopornografiche trovate nel pc di Paolo Onofri, padre del piccolo Tommaso sequestato ed ucciso a Parma.

Una delle caratteristiche che differenzia internet dai mezzi di comunicazione di massa tradizionali è che si estende in uno spazio indefinito, rizomatico, con flussi intrecciati di informazioni che rimandano ad altre informazioni, una rete che evade dallo schema classico emittente-ricevente. Ad esempio un medium tradizionale come la televisione si impone come rappresentazione autorevole della realtà provocando il cosiddetto 'effetto piazza', la sensazione del fruitore di essere parte di una comunità, di un tempo, di una società, le forme di comunità virtuale nella rete invece hanno la volontà di crere un 'effetto famiglia' che troppo spesso si limita ad una autorappresentazione solitaria del soggetto che prescinde dalla condivisione. L'autorappresentazione ci rende quello che vogliamo, i losers si sentono eroi tragici, si ha la possibilità di costruirsi un'appendice elettronica alla propria personalità, un'eredità simbolica indipendente dalla realtà collocata in quello spazio che separa un video su youtube e la sparatoria in una scuola, tra un racconto di uno stupro e un festino finito nel sangue.


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