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L'UOMO privato, di Emidio Greco, con Tommaso Ragno, Myriam ...

Non lo riconosce perché non lo conosce anche se gli dicono che l'altro aveva con sé un foglietto con il suo nome, l'indirizzo e il numero di telefono.
Qualche giorno dopo, sempre la polizia, lo informa che il suicida era stato l'amante di una ragazza con cui lui aveva avuto tempo prima una relazione bruscamente e burrascamente interrotta. Subito interrogata, la ragazza ammette tutto, dicendogli che il giovane, ossessivamente innamorato di lei, era gelosissimo della sua precedente relazione; come, di lì a poco, lo confermerà al docente un video, recapitato all'università, in cui capirà di essere stato seguito, pedinato e di continuo spiato dal giovane prima di uccidersi. Si era dunque ucciso perché morbosamente geloso di lui? Di quella morte, perciò, è lui adesso il responsabile?
Dal sospetto al rimorso, fino a un turbamento che togliendo all'uomo tutte le sue certezze, lo isolerà dal lavoro e dal suo ambiente.
Ci ha raccontato questo sofferto itinerario Emidio Greco, scrivendosi anche il soggetto e la sceneggiatura. All'inizio ci ha presentato il protagonista con un carattere chiuso, quasi rigido, sempre sulla difensiva, anche con le donne che comunque non si risparmia, pur trattandole spesso solo come oggetti.
Poi, via via, dopo la scoperta di quella sua possibile responsabilità, quasi scardinandolo, da duro e forte trasformandolo in fragile, pronto a respingere quanto lo circonda ed era parte integrante della sua professione, a cominciare da un convegno internazionale che, svolgendosi di fronte a lui proprio nel momento dei suoi interrogativi più laceranti, glieli accentua separandolo da tutto.
Con molti echi attorno: la società metà colta, metà mondana che lo circonda, le donne cui si lega o, l'aggiunta, a margine, di un sospetto di «giallo», insegnamento universitario che tende a rispecchiarne l'isolamento e il distacco, anche ideologici.
Per arrivare, tirando le file di tutto, al ritratto di una crisi che, pur lasciata inconclusa, potrebbe risultare irreversibile.
Una ricerca psicologica meditata e spesso anche sottile, commentata dagli echi classici delle musiche di Luis Bacalov e sostenuta dalla recitazione asciutta e spesso solo interiore di Tommaso Ragno, visto di recente, dopo molto teatro, nel bel film di Kim Rossi Stuart, «Anche libero va bene».

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