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Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it L'Italia che non sbaglia ...

«Ho analizzato, nel 1995, il triplice scacco ideologico che portava le democrazie occidentali a voltare le spalle al progetto di emancipazione dell'individuo ereditato dall'Illuminismo». Alain-Gérard Slama, politologo docente all'Institut d'Ètudes Politiquesdi Parigi ed editorialista dei maggiori giornali francesi, ha analizzato le tre speranze che, in Europa, si erano fatte largo a partire dal dopoguerra. Nel suo libro La regressione democratica(edito da Spirali) spiega la triplice illusione della seconda metà del Novecento: l'unità politica del continente europeo su interessi economici comuni, la conversione delle sinistre socialiste al capitalismo e l'affermazione mondiale della democrazia liberale.
Slama, perché la democrazia regredisce?
«Il motivo principale è che le democrazie europee soffrono di una legittimità screditata. Oggi i francesi non hanno più fiducia nel governo, nel parlamento e nelle leggi che fanno».
Perché?
«Perché sono testi provvisori, soggetti a facili revisioni e prima di essere applicati passa molto tempo. E così anche la Giustizia soffre, in quanto è incarnata da leggi che non sono rispettate. Ogni Paese ha una situazione propria che spiega la crisi della democrazia. In Francia questo è dovuto alla centralizzazione del potere e al concetto francese dell'ugualianza davanti alla legge. Oggi questo Stato subisce la "mondializzazione" e l'emergenza dell'identità europea. Mi spiego meglio: il concetto dell'ugualianza davanti alla legge viene contestato dalla rinascita dei regionalismi e la laicità è minacciata da entità esterne che non si integrano con il sistema. Come nel caso dell'Islam, dove c'è una grande difficoltà a mettere a confronto la politica dello Stato con la religione. Mentre nella laicità francese, si escludono le passioni religiose dal dibattito politico».
Il presidente Sarkozy può cambiare le regole?
«Il modello proposto è un conto, il personaggio è un'altra storia».
Come mai l'Italia è affascinata da questo personaggio?
«Questo francese affascina come un sonnambulo che dice di poter attraversare senza neanche un bastone le cascate del Niagara. Insomma, seduce per i rischi che lui si prende e si assume da solo. Se cascasse affonderebbe lui, con tutte le critiche a ricoprirlo. È un uomo che centralizza il potere. Ma in Italia è differente, perché da voi esiste un uomo di nome Silvio Berlusconi che riesce a centralizzare i poteri attreverso i media. Nicolas Sarkozy invece, in Francia , deve combattere ogni giorno con i contropoteri».
L'Italia fa bene a prenderlo a esempio?
«Il suo modello, tutto sommato, l'Italia avrebbe i suoi interessi a emularlo. Creerebbe unità e stabilità per portare avanti le riforme. Ma il personaggio Sarkozy no, non avrebbe lo stesso peso che ha in Francia».
Torniamo alla regressione democratica. Slama, lei parla di una sinistra che non si è evoluta.
«Beh, può notare benissimo che oggi in Francia non c'è opposizione, o almeno un'opposizione competitiva. Praticamente non c'è la sinistra, a causa della sua stessa decomposizione che è iniziata nel 1962. La nostra sinistra è perennemente divisa al suo interno e le similitudini che trovo, per esempio, con l'Italia, riguardano la parte massimalista con un'unica accezione».
Quale?
«Che da noi non esiste la minaccia di un ritorno di movimenti terroristici tipici dell'estrema sinistra».
E il comunismo francese?
«In Francia il comunismo è ormai morto. È stato sostituito da un altro partito che si chiama Lega comunista rivoluzionaria. È un movimento che si ispira al marxismo, ma è completamente adattato alle problematiche dei giorni d'oggi. È un fenomeno politico che porta delle risposte innovative e non è legato al passato. In questo credo che l'Italia sia un passo indietro».
Come si risponde a questa regressione?
«Dobbiamo sempre partire dalla concezione che ogni individuo va alla ricerca della libertà, ma ciò implica che le persone devono assumersi delle responsabilità: sia chi dà libertà, sia chi la riceve. Ci vuole la cultura della responsabilità dell'individuo. Lo Stato non lo soffochi, ma insegni al cittadino il modo migliore per prendersi questo impegno. Mentre oggi il legislatore cerca di proteggere in modo eccessivo le persone nella teoria, senza poi però riuscirci nella pratica. In secondo luogo non bisogna incoraggiare continuamente i gruppi sociali e le minoranze che chiedono leggi ad hoc. Vanno tutelati, certo. Ma bisogna salvaguardare anche la nostra cultura, ed è bene che la loro integrazione con lo Stato "ospitante" sia un'integrazione sana».
Cosa consiglierebbe ai politici italiani?
«Devono cercare di evitare di aumentare la confusione tra la sfera privata e quella pubblica. Sarebbe già un passo avanti».

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