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Per salvare la grandezza dell'arte teatrale ripartiamo dai testi scolastici


Mi sono impegnato moltissimo per portare in scena questa conversazione familiare piena di conflitti che segna il mio ritorno sulle scene, dopo quattro anni. Lo spettacolo apre riflessioni su come viene viene trattato il teatro in Italia. Giovani e meno giovani dovrebbero assistere a questa rappresentazione:mette in mostra lucidamente la crisi dell'epoca in cui viviamo. L'ambizione e la sete di denaro entrano in conflitto con l'affetto e i legami di sangue. C'è una analogia forte con i ragazzi di oggi: due personaggi inseguono il sogno di fare l'attore e lo scrittore, e non riescono ad andare via di casa, anzi, hanno la necessità di starci. Il teatro esiste ancora perché continua a ricevere attenzione, cura e rispetto: meno da parte dei giovani che non ne trovano i testi nei percorsi scolastici. Tuttavia, l'anno scorso, i teatri hanno venduto più biglietti degli stadi: siamo sulla buona strada.
Se è vero che di cinema italiano se ne fa meno (la fiction tv ha assorbito parte di questa produzione), forse il motivo è una carenza di "buoni" copioni e di idee o una mancanza cronica di fondi che impediscono produzioni capaci di reggere il paragone con l'estero. Occorrerebbe una legge simile a quella francesce e spagnola, che obbliga le distribuzioni americane ad investire parte dei loro guadagni nel cinema del paese ospitante. Saluto i lettori de "Il Tempo" e li invito all'Eliseo per questo grande testo del teatro mondiale.

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