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Nel cast anche Hoskins, Gassman, Littizzetto Margherita Buy nell'inedito ruolo della maestra

Nel 2008 andrà in onda su Raiuno una fiction prodotta dalla Lux Vide, diretta da Alberto Sironi e dedicata al burattino ideato da Carlo Collodi nel 1893. Stavolta, il cast sarà particolarmente ricco. Pinocchio sarà il piccolo attore inglese Robbie Kay. E britannico sarà anche Geppetto, interpretato dal candidato all'Oscar Bob Hoskins. Mentre Alessandro Gassman sarà Carlo Collodi e Violante Placido vestirà i panni della Fata Turchina, un tempo affidati prima a Gina Lollobrigida - nella versione televisiva di Comencini - e poi a Nicoletta Braschi - nella versione cinematografica di Roberto Benigni. Il ruolo più insolito sarà forse quello di Luciana Littizzetto nel Grillo parlante, mentre la maestra di Pinocchio non poteva avere interprete migliore di Margherita Buy. Ciò che fin dall'inizio ha fatto la differenza tra l'originale letterario di Collodi e il capolavoro televisivo di Luigi Comencini è stata soprattutto la figura di Pinocchio. Non più solo burattino, ma un bambino in carne e ossa. Un bimbo speciale che si trasforma in un piccolo eroe della libertà: si fa rapire da qualsiasi richiamo della fantasia e dell'avventura, fregandosene delle lezioni dei moralisti. E diventando un creativo rivoluzionario, intriso di poesia e di simpatia. Nel libro collodiano, il burattino diventa invece bambino solo alla fine della storia, mentre nello sceneggiato è il bambino a recitare il ruolo principale. Solo in tre momenti Pinocchio diventa burattino, osservando una sorta di "principio repressivo", visto che si trasforma ogni volta che non si comporta secondo le regole del comune perbenismo. Pinocchio rappresenta l'abbandono del nimbo dell'infanzia, dove l'individuo è come un burattino in balìa degli eventi e per diventare adulto dovrà comportarsi bene, ossia rispettare le norme della morale comune, credendo in una giustizia immanente che ricompensa il bene e punisce il male. Nell'epoca collodiana, Pinocchio era il personaggio ideale perchè rispecchiava, con il suo opportunismo morale, il clima politico e sociale dell'Italia post-unitaria, preoccupata di fondare uno statuto etico e ideologico buono per tutti i neo-italiani che ancora non avevano un'idea di patria o di società in cui potersi riconoscere. Fin dalla prima puntata, nell'8 aprile 1972, lo sceneggiato di Comencini, che scrisse con Suso Cecchi D'Amico, conquistò il pubblico di ogni età, grazie anche ad un cast superbo che vedeva - oltre al piccolo Andrea Balestri, alias Pinocchio - Nino Manfredi nei panni di Geppetto, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia in quelli del Gatto e la Volpe, Gina Lollobrigida vestita da Fata Turchina e un cameo di Vittorio De Sica nelle vesti del giudice. Indimenticabile la scena del poverissimo falegname Geppetto che vive in una stamberga ed è tanto povero che il fuoco per riscaldarsi lo ha disegnato su una parete. Così, chiede al vicino Mastro Ciliegia un pezzo di legno per costruire un burattino che gli tenga compagnia. Grande è la meraviglia quando al termine dell'opera la scultura inizia a parlare, trasformandosi poi in un bambino in carne ed ossa. Proprio quella presenza, umana e infantile, rappresenta una piccola rivoluzione. Comencini e la D'Amico decisero di privilegiare la figura di Geppetto, a differenza del "Pinocchio" di Benigni, dove il burattino è protagonista assoluto. La scelta operata da Comencini fu geniale e incontrò perfettamente i gusti delle famiglie italiane, visto che veniva evidenziato il rapporto padre-figlio. Nino Manfredi centrò in pieno quell'esigenza, interpretando un vecchio padre iroso e rassegnato, ma che nutriva un amore sconfinato per quel "su' figliolo" che gliene faceva passare di tutti i colori. Meno fortunato fu invece il "Pinocchio" di Benigni, proprio perchè troppo fedele alla favola e con un cast - tolti Beppe Barra alias Grillo parlante e Kim Rossi Stuart in Lucignolo - che non ha mai raggiunto un livello recitativo di qualità. Persino i Fichi d'India (Gatto e Volpe) p

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