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Nel terzo album

Il rock delle Vibrazioni tra Led Zeppelin ed echi di Pink Floyd

Entro nel panico e mi butto dalla finestra». L'altra sera a Milano, dopo lo showcase di presentazione del terzo album de Le Vibrazioni "Officine Meccaniche", (esce il 3 novembre), il cantante Francesco Sarcina si è buttato fra le braccia di Mauro Pagani (ex PFM), che nel suo studio di registrazione sui Navigli (Officine Meccaniche) è stato il primo testimone dell'impronta rock Anni 70 alla Led Zeppelin con venature alla Pink Floyd delle nuove canzoni. A Sarcina sarebbe piaciuto anche lanciarsi sui fan, magari anche per ringraziarli di non aver reclamato nei bis il superhit "Dedicato a te", che ha confessato di sopportare a fatica: «È frustrante essere ancora considerato per quella canzone». Tradizione e innovazione si rincorrono in "Officine Meccaniche": un ritorno agli anni Settanta è la registrazione che esalta la purezza dei suoni; mentre l'aspetto innovativo è la presenza dell'album nella playlist del nuovo telefonino Nokia 5300 XpressMusic. Sarcina ha parlato del brano "Se" che impazza nelle radio («Ironizza sulle esigenze concrete e individuali dell'amore quando non è più un sentimento idilliaco») e ha spiegato il testo di "Drammaturgia": «Il primo titolo era "Drammatica fine di un aristocratico": descrive un autentico festino tutto sesso, droga e rock'n'roll in cui ho visto aristocratici e persone della Milano "bene" sfogare i propri istinti senza alcuna inibizione». Il prossimo singolo "Portami via" ammette l'esistenza di altre forme di vita nell'universo: «È puro egoismo pensare che esistiamo solo noi. E se fosse vero, siamo ancora più coglioni, perché invece di salvaguardare il nostro pianeta, lo stiamo massacrando». La paura di lasciare in eredità alle future generazioni un mondo invivibile ritorna nel grintoso rock vintage di "Fermi senza forma": «Paghiamo l'inconsapevolezza dei nostri genitori: potremmo fregarcene pure noi, ma non riesco a restare indifferente di fronte a una guerra mondiale che abbiamo la spudoratezza di chiamare missione di pace. A fine gennaio diventerò padre - svela Sarcina - e a mio figlio, che vorrei chiamare Tobia perché significa "benvoluto da Dio", insegnerò a sviluppare la vena polemica fondamentale per affrontare questa realtà così complicata». Nel nome del padre anche "Dimmi", che il cantante ha scritto per il genitore, ex musicista, su una sedia a rotelle per un ictus: «Per via del mio incubo mi immedesimo nel suo dramma e soffro molto per lui. Mi consola in parte vedere che la paralisi non ha intaccato la sua mente acuta e la straordinaria forza d'animo: rimango ore ad ascoltarlo, esprime pensieri profondi e stupendi».

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