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di DINA D'ISA UN TIEPIDO applauso ha accolto ieri la proiezione stampa all'Auditorium della prima mondiale ...

A vestire i panni della fotografa americana amante dei «freaks» (i mostri) è la divina Nicole Kidman, che ha dichiarato apertamente di «non avere problemi a spogliarsi se la scena lo richiede. La nudità in questo caso è collegata ad uno spogliarsi metaforico: un modo come un altro per far capire che questa donna si stava aprendo al mondo e si stava lasciando andare». Madrina della Festa di Roma lo è davvero, visto che Nicole la capitale ce l'ha nel cuore, «da quando a 17 anni venni a Roma per la prima volta, girando in Vespa, proprio come la Hepburn di "Vacanze romane". Ora adoro mangiare da "Rosetta" e visitare le catacombe. Non sapevo nulla della guerra tra Roma e Venezia. Ma questo era il tempo giusto per presentare "Fur". A Venezia ci sono stata tante volte e sostengo quel festival come sostengo questo di Roma. Sono contenta che la Festa capitolina abbia una giuria popolare, è molto interessante sapere cosa pensino dei film le persone che poi concretamente vanno al cinema e decidono il successo di una pellicola. Io non ho mai accettato di far parte di una giuria, sebbene me lo abbiano chiesto molte volte, perchè mi mette a disagio giudicare il lavoro dei colleghi. Ma amo vedere ogni tipo di cinema e sostengo registi delle più diverse estrazioni e nazionalità ed è per questo che vado nei festival». Ma l'eburnea star hollywoodiana è divorata da un dilemma che tutt'oggi non trova risposta nel suo cuore: «Ho avuto una educazione cattolica, provo sensi di colpa, mi sembra di tradire, anche quando il lavoro mi porta lontano dalla mia famiglia. Ma di una cosa sono certa: la fedeltà sessuale non va messa in discussione, però quella artistica necessita di continue esplorazioni. La mente e il cuore sono liberi e intangibili, ma la fedeltà sessuale deve esserci. Dopo il divorzio dal mio primo marito (Tom Cruise) mi sono sentita più libera di esplorare altre strade artistiche e non mi sentivo più in colpa, non sentivo di trascurare il mio uomo». Nel film, che ripercorre l'archetipo della Bella e la Bestia, la protagonista s'innamora di un vicino mostruoso, affetto da ipertricosi (un Robert Downey Jr. trasformato in una sorta di Yedi). La Kidman si è avvicinata al personaggio della fotografa dei «freaks» Diane Arbus, che amava ritrarre personaggi con delle anomalie fisiche, anche per la sua passione per le foto: «Ho una collezione di immagini in bianco e nero con lavori di Man Ray e Lee Miller. La Arbus non vedeva affatto malato il mondo dei freak. In lei, e questo mi piace e me la fa sentire vicina, non c'è alcun giudizio verso questa realtà che fotografava. Era solo una donna spinta dall'esplorazione verso una vita più ricca, voleva fare le cose che desiderava davvero, un po' come me». Mentre confessa di amare il marito, il musicista Keith Urban, Nicole dice che non lavorerebbe mai con lui perchè «non si può fare una cosa simile con la persona di cui sei innamorato. Amo vivere in modo semplice e rurale insieme con lui, a Nashville, dove mi sento più protetta e mi permetto per esempio di andare a cavallo». Nel futuro dell'attrice non ci sarà più il film di Won Kar-way, «La Signora di Shanghai»: «Mi sto dedicando più che posso a mio marito e probabilmente quel film non lo farò più. La Cina è lontana, ma realizzerò ancora un film con il regista di "Moulin Rouge", Baz Luhrmann, e con il mio connazionale Hugh Jackman. È una storia d'amore ambientata nell'entroterra australiano. Un personaggio che Luhrmann mi ha cucito addosso: avevo molta voglia di tornare in Australia e di raccontare il mio Paese». Vestita al mattino di raso bianco e nero, scarpe crema e occhialetti sul naso, l'attrice ha inaugurato ieri sera il red carpet romano con uno splendido abito, laminato e attillatissimo. Poi è andata a cena con 300 invitati alla Casina Valadier: «Sono grata per tutto quello che ho avuto dalla vita e ho anche paura che tutto questo mi possa venire tolto. Anche per questo cerco di essere riconoscente verso gli altri. Ora sono felice, ma magari tra un quarto d'ora non

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