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Viaggio nella terra di Grecia dove nei monasteri ortodossi trionfano religiosità e ascetismo

Athos, il monte vicino a Dio

Occorre un lasciapassare e avere la certezza dell'ospitalità nei monasteri. Il numero delle persone che vi si reca quoditianamente è ridotto. Di solito ci si imbarca da Uranupoli e con un traghetto si perviene, dopo alcune ore di navigazione su un mare limpidissimo che bordeggia le coste dell'Athos, ai monasteri. L'Athos è unito a Uranupoli ma è come se costituisse un mondo a sè. L'insieme è formato da alture montagnose abbastanza irte con fittissima vegetazione ai lati, vette a piombo su di un mare, ripeto, limpido e, almeno d'estate, placato. Sembra di navigare intorno alla Sicilia o a Capri. Ma è solo apparenza. La poderosa bellezza paesaggistica di queste montagne forti, indurite, cascanti sul mare e come tagliate nella pietra, cela il vero segreto dell'Athos, quei monasteri che si intravedono bordeggiando la costa e che vengono sottolineati secondo l'appartenenza ai vari paesi della religione ortodossa. Vi è il monastero bulgaro, quello ucraino, e poi il russo, il rumeno, il serbo, e ovviamente quello greco. Ogni paese ortodosso ha voluto rappresentarsi nell'Athos per costituirvi la sede della sua spiritualità. Perché il viaggio tra queste montagne è un viaggio ascetico. Il che non vuol dire privazione, macerazione, rifiuto. Tutt'altro. L'ascetismo di questi luoghi è piuttosto concentrazione nel mistero o nella divinità, secondo la mente di chi vi si reca. Anche l'ateo più deciso non può restare indifferente all'Athos, alla condizione che egli viene a scoprire: un lavorio di millenni di spiritualità religiosa che in certo qual modo fa credere in Dio almeno dal punto di vista culturale se non dal punto di vista strettamente religioso. Un Dio incarnato nei monasteri, specialmente nelle icone, soprattutto nelle musiche, assolutamente nei riti, coloriti, ossessivi, continui, strabilianti, enigmatici, delle cerimonie ortodosse. In qualsiasi monastero ci si immerga, perché è una vera e propria immersione, due, tre o quattro giorni, finchè si regge quella intensissima atmosfera, si perviene e si resta in un'altra dimensione. Una dimensione che almeno per un certo periodo fa considerare futile, indaffarata, meschina la vita cittadina. Non è il caso di contrapporre vita contemplativa a vita sociale, questione vecchia, ma la prima impressione che ebbi fu questa trasfigurazione, questo allontanamento, questa distanza dalla futilità del nostro mondo. Nel momento in cui sentivo i cori bizantini (sull'Athos il rigore canonico dei canti è più stringente rispetto alle stesse musiche ortodosse ascoltate in Russia o in Romania o nella stessa Grecia), ebbene quando si ascoltano quelle musiche reiterate, lunghe, di una cantabilità meravigliosa per le voci dei bassi tipica della musica ortodossa e quel continuo dire e rispondere cantato, tra incensi intensi, i meravigliosi apparati delle vestizioni, quei frati in tunica nera, altissimi per il copricapo che li solleva ancor di più, taluni con i manti policromi nell'insieme di una luce soffusa delle candele o quasi buia, si vive una trasfigurazione della condizione mentale. Le icone dell'Athos tengono il paragone con quelle russe e quelle bulgare. Sullo sfondo dorato si staglia di solito la veneratissima Madre di Dio che è la più raffigurata di tutte le icone. Come ho avuto modo di scrivere, per l'ortodossia l'icona non è un'immagine che rimanda ad un simbolo ma contiene in se stessa la divinità. Le icone sono venerate in quanto tali, in quanto contengono, ribadisco, la figura della divinità o dei Santi. Ebbene, dopo aver provato questa atmosfera di canti e queste chiese tempestate di icone dove non un angoletto è libero, uscendo lo spazio vastissimo e rasserenante dei cieli e del mare e delle montagne a picco appare ancora più immenso. Una condizione, un insieme del genere è inesistente in altre parti del mondo. Dovunque lo sguardo si stende, dovunque l'orecchio ascolta non c'è che natura divina, cultura divina. Sì che l'atmosfera diviene detonante, esplosiva, persino intollerabile, insostenibile. Una concentrazione di spiritualit

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