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Allevi il filosofo: «Amo lo stress»

Vive a Milano e gli piace. «Non sono certo tipo da new age»

Il nuovo (quasi) giovane virgulto della musica italiana possiede un entusiasmo contagioso da ottimismo post-bellico, lo stesso che avevano i nostri padri alle prese con la ricostruzione delle macerie lasciate dalla guerra. Tutto possiede, meno che l'aplomb del pianista di musica classica, di quelli che sono vecchi già da piccoli. Tre album all'attivo (i primi due prodotti da Jovanotti) dei quali l'ultimo, «No concept», ha già venduto 20 mila copie, grazie anche al traino del brano che fa da colonna sonora allo spot della Bmw girato da Spike Lee. Marchigiano di Ascoli Piceno, 36 anni, Allevi è reduce da una serie di sold-out in Asia, a Shangai ed Hong Kong, e dice che i cinesi riescono a capire bene i silenzi della sua musica, anche se suona come un ossimoro. Stasera si esibirà all'Auditorium Parco della Musica, poi a Milano, ma il 25 ed il 30 sarà impegnato a Fermo ed Ascoli Piceno in un progetto, intitolato «(E)vento di terra. Osvaldo Licini Errante Erotico Eretico», che apre il festival «Saggi Paesaggi», e che vede la partecipazione anche dell'attore Neri Marcorè e del disegnatore Tullio Pericoli. «Osvaldo Licini era un pittore astratto - spiega Allevi - però lui aveva degli elementi ricorrenti, per cui lo stile è inconfondibile. Ha vinto anche la Biennale di Venezia. Licini ha lasciato degli scritti che Marcorè ha messo in scena, e che saranno intervallati da un quintetto di fiati che suonerà mie composizioni originali. In questo periodo ho diviso il mio cervello in cinque parti, e ad ognuna ho affidato uno strumento». Lei ha affermato più volte che in Italia è in atto un nuovo Rinascimento. «È una cosa che auspico. Viviamo in un momento di deserto culturale, ed io credo che in mezzo al deserto qualche fiore può nascere...». In genere si fanno le cattedrali... «A me basterebbe un fiorellino. D'altronde, abbiamo toccato il fondo, non possiamo che risalire. È un'esigenza fortissima, soprattutto da parte dei giovani, che vogliono cambiare le cose e si trovano davanti un paese completamente ripiegato sul passato. Per cui vedo un nuovo Rinascimento come un'utopia, ma non troppo lontana». Ma nel Rinascimento c'erano i mecenati che mettevano i soldi. «Vero, tuttavia rinasce anche la figura dell'uomo che è artefice della propria fortuna. Se uno crede fortissimamente in una cosa poi riesce sempre a trovare il modo per realizzarla. Questa fiducia manca un po' agli italiani». Come lei quando si è procurato un'audizione al Blue Note, il più famoso club di jazz di New York, con una semplice telefonata? «Sì, per questo mi ha aiutato molto la filosofia (Allevi è laureato in filosofia con una tesi intitolata "Il vuoto nella fisica contemporanea", ndr), che ti dà una mano a superare barriere che sembrano insormontabili. Bisogna osare». Per questo si considera un precario dell'esistenza? «Certo, e ne sono fiero. Una volta ho decretato la fine della new-age, quella corrente filosofico-musicale per cui bisogna essere tutti sereni. Ma chi l'ha detto? Io sono stressatissimo e sono contento di esserlo. Vivo a Milano, che per molti è invivibile, e mi piace guardare il traffico dalla finestra». È vero che all'esame di ammissione al conservatorio un commissario le ha detto: «Questo qui o ha copiato o è la reincarnazione di Brahms»? «È vero, pensava che avessi copiato, però mi ha fatto un complimento non da poco».

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