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Pivano ci regala le voci segrete della letteratura

Mostra a Treviso con le registrazioni audio dei più grandi autori

E, ancora, ci sono il libraio Ted Wilentz che racconta il matrimonio di Gregory Corso, e Michael McClure che legge le poesie di Ghost Tantras. E, poi, c'è lei, Fernanda, con la sua voce curiosa e stimolante, che provoca e consola, domanda e incoraggia. Fernanda, l'amica, l'amante, la moglie. E, infatti, questi rari documenti-audio, con le voci racolte dalla celebre "madrina" di poeti e romanzieri d'oltreoceano e dei big della letteratura, sono scanditi da una successione di foto che ritraggono la Pivano e i suoi amici americani, scattate da un altro big, che a quel tempo era il marito amatissimo della Pivano, l'architetto e designer Ettore Sottsass.
Queste registrazioni e foto, inedite finora, sono accoppiate nella mostra «Voci-Voices» che si apre oggi a Treviso, a Palazzo Bomben, sede della Fondazione Benetton, che la ospiterà sino al 18 luglio. Quando alla presentazione milanese della mostra, è volata nell'aria l'esplosiva recitazione di Ungaretti, Fernanda non ha retto: «Mi viene da piangere», ha sussurrato, e il viso sorridente della scrittrice si è bagnato di lacrime, per la nostalgia e la gioia. «È la registrazione del reading di Ungaretti alla Libreria Guida di Napoli, nel '57 - ha ricordato, commossa, Fernanda Pivano - dove veniva presentato un giovane poeta. Ungaretti era l'unico grande italiano che si muoveva, e alla sua età, per presenziare al battesimo di un poeta sconosciuto. Era fantastico, immenso. Riascoltare la sua voce di allora mi dà un'emozione indescrivibile. Che nostalgia, ma anche che gioia, è poterlo risentire».
Signora Pivano, questa mostra propone sei contributi ricavati soltanto da una parte del suo immenso archivio di bobine e di nastri, affidati al restauro-audio del laboratorio Mirage dell'Università di Udine. Che periodo abbraccia la mostra?
«Il decennio '57-'67. Sono documenti sonori, relativi a conversazioni, interviste, reading di grandi poeti. È un patrimonio unico di esperienze straordinarie che ho avuto con personaggi straordinari, come Hemingway, Ginsburg, Ungaretti, che ritroviamo nella mostra della Fondazione Benetton, che non smetterò mai di ringraziare. Ma ne ho raccolte tante altre di voci, come quella del genio con la "g" maiuscola Henry Miller, Kerouac, De André. È un miracolo che quelle voci favolose siano state recuperate, spero di condividere con i giovani che le ascolteranno la riconoscenza per chi ha recuperato questi antichi documenti. Io le ho raccolte sulla spinta di un solo sentimento, un grande, incontenibile, amore per tutti quegli amici che mi permettevano di registrare il loro pensiero e il loro talento».
Perché registrava quegli incontri?
«Volevo che rimanesse una traccia di quei momenti, così che potessi verificare di non aver sognato. Tom Robbins veniva da me tutte le mattine, dalle 9 alle 12, e mi spiegava la letteratura post-moderna. Ginsberg si fermò per 4 mesi a casa mia, voleva a tutti i costi conoscere Ezra Pound: lo incontrammo assieme a Portofino, ma nessuno osò parlargli, fu un incontro muto. Poi, Allen, andò a trovarlo a Venezia e, finalmente, riuscì a farlo parlare. Anche William Borrough non parlava molto, specialmente a pranzo, restava in silenzio tutto il tempo. E Kerouac, che tenerezza: era sempre ubriaco. Passavo ore a riascoltare i nastri, cercando di capire le sue parole imbevute da fiumi di alcool. Era un mistico. "Perché sei così disperato?", gli chiedevo. "Voglio che Dio mostri il suo volto!", mi rispondeva».
Il più difficile da far parlare?
«A parte Pound, che non parlava per scelta, direi Fabrizio De André. Dovevo preparare la copertina del suo "Diario", ma lui detestava le interviste. Ogni tanto, veniva a trovarmi, era sempre stanco e gli piaceva sdraiarsi sul letto. Così, nascosi il registratore sotto il letto e lo f

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