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DELLA nascita e dei segreti di quello che già si annuncia come un capolavoro abbiamo parlato con Enrica ...


Perchè l'inimitabile regista di «Blow up» (1967) e di «Zabriskie Point» (1970) ha deciso di cimentarsi con un cortometraggio d'arte?
«Non è la prima volta che Michelangelo Antonioni si occupa d'arte dal punto di vista cinematografico. Infatti in occasione dei mondiali di calcio del '90 ha realizzato un documentario sulla città di Roma. Nel caso dello "Sguardo di Michelangelo" si è subito entusiasmato non appena ha ricevuto la proposta di fare un cortometraggio dedicato al sommo artista per la Lottomatica, che ha sponsorizzato il restauro del Mosè e del complesso monumentale della tomba di Giulio II in San Pietro in Vincoli, a Roma. Non appena mio marito ha visto questo capolavoro dopo il restauro ha avuto subito una idea di regia talmente forte da contenerne molte altre. Mentre io e Carlo Di Carlo, che abbiamo collaborato con lui per la realizzazione, abbiamo studiato per mesi e mesi la storia di quest'opera, Antonioni ha avuto subito ben chiari i quindici minuti del cortometraggio».
Quale è l'idea fondamentale che ispira il documentario?
«Il titolo contiene in sè la spiegazione. Non c'è infatti solo lo sguardo di Antonioni sull'opera di Michelangelo, ma è come se mio marito avesse cercato di visualizzare lo sguardo dello stesso Michelangelo su se stesso, dopo quasi cinquecento anni. Il documentario non ha colonna sonora, solo nella penultima inquadratura c'è il Magnificat di Pierluigi da Palestrina, molto basso, come una preghiera».
Ed eccezionalmente, per la prima volta in un suo film, compare lo stesso Antonioni...
«Sì, è un fatto veramente straordinario. C'è lo stesso Antonioni che guarda e che viene guardato, anche se il protagonista è il Mosè. Si vedono le mani di mio marito che entrano nelle pieghe del drappeggio del Mosè. Grazie ad un eccezionale sistema di ripresa sonora si sente il fruscio della sua mano e della fede sul marmo. Tra l'altro proprio in tale occasione è stato brevettato questo modo di registrazione sonora col nome di "digital sferichal sound". La macchina da presa è messa all'altezza dello sguardo di papa Giulio II. La luce cambia in un tempo lungo, dalla mattina alla sera. Questo ideale colloquio tra Antonioni e Michelangelo avviene in un tempo interiore, quello in cui ci si fanno le grandi domande sulla vita. Come al solito mio marito ha girato tutto d'istinto, ma con grande rigore, mai effettuando più di tre inquadrature al giorno».
Quali progetti ha per il futuro Michelangelo Antonioni?
«Attende con un po' d'ansia la presentazione del suo ultimo film,"Eros", girato nel 2001 e in programma a Venezia entro l'anno. Ora sta dipingendo con passione opere legate ad un ripensamento del futurismo».
Gab. Sim.

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