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di PATRIK PEN L'INGRESSO dell'Ungheria nell'Unione Europea (Ue) ha avuto un effetto immediato ...

Nella capitale magiara, la fondazione lirica locale dispone di due teatri (la splendida Magyar Allmàmi Operhàz costruita a fine Ottocento in stile neo-rinascimentale ed il moderno Teatro Erkel), oltre ad un anfiteatro all'aperto in un'isola nel Danubio.
I prezzi sono pari al 30% circa di quelli che si praticano in Austria e Germania. Il repertorio che per varietà e qualità non ha nulla da invidiare a quello di Vienna e di Monaco. Abolite le formalità doganali - ed a meno di due ore di auto dalla capitale austriaca - a Budapest si può scegliere tra due spettacoli lirici al giorno - quattro il sabato (nonché quattro operette ed almeno un paio di concerti). Attenzione: l'"esaurito" è frequente; quindi, meglio prenotare in anticipo facendo ricorso ad Internet.
Tra le opere in scena in queste settimane, particolarmente interessante l'«Otello» di Giuseppe Verdi. La regia è di Vámos Lászlò e resterà in repertorio diversi anni. Rispetto a quanto si vede di norma nei teatri centro-europei, l'impostazione è molto italiana - con chiare ispirazioni allo stile di Zeffirelli. In una scena unica che, grazie al palcoscenico girevole, si trasforma nei vari ambienti del dramma in musica (il porto, la piazza, i saloni del castello, la stanza coniugale), l'azione è serrata e la recitazione molto curata.
Vibrante la concertazione dell'italianissimo Piergiorgio Morandi, da qualche anno «maestro concertatore e direttore d'orchestra principale» dell'ente lirico della capitale magiara. Italiano pure Jago, un Renato Bruson (nella foto) in piena forma e di cui si possono ammirare fraseggio e legato grazie alla dimensioni contenute (800 posti in palchetti dorati) della Operhàz. Desdemona è nota al pubblico italiano, Llona Tokody; la ricordate qualche anno fa nella respighiana «Fiamma»?
Reduce da una malattia che la ha tenuta lontana dalla scene, «Otello» connota il suo rientro al segno della dolcezza. La vera scoperta è Bándi Janòs nelle vesti del protagonista; di tenori in grado di cantare «Otello» ce ne è davvero pochi dopo che anche Galouzine comincia a dare delusioni. Bándi è un moro a tutto tondo (non solo scenicamente) dal "do" dell'«Esultate!» iniziale ai "legato" del duetto, al fraseggio articolatissimo al diminuendo struggente. Teniamolo d'occhio: andrà lontano. Buoni tutti gli altri.

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