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La Francia premia l'anti-Bush

...»È la prima cosa che dice un Michael Moore veramente sorpreso nel ricevere la Palma d'Oro a Cannes dalle mani di Charlize Theron per il suo «Fahrenheit 9/11». Una scelta chiaramente anche «politica» con una Croisette che ha recepito in pieno l'attuale momento di gelo tra Parigi e Washington, soprattutto sul tema della guerra in Iraq. E allora pur di mettere in difficoltà il capo della casa Bianca che si è imbarcato in una guerra a Baghdad e dintorni in cui Chirac, in questo appoggiato dalla Germania, mai si sarebbe impelagato. E allora per far capire l'antifona al di là dell'Atalantico torna buona anche la premiazione di un documentario che mette alla berlina i rapporti tra la famiglia Bush e quella Bin Laden.
Si chiude così un festival che ha premiato gli asiatici (film come «Old boy» e «Tropical malady»), e l'America che denuncia se stessa. Dopo questa vittoria dell'America che sa mettersi in discussione, il peso di un presidente di giuria carismatico come Quentin Tarantino ha certo contato sul fronte della vittoria del cinema asiatico.
Basti pensare al film tailandese dal sapore iniziatico «Tropical malady» di Apichatpong Weerasethakul che si è aggiudicato il Premio della Giuria (era la prima volta che la Tailandia partecipava in competizione) e in cui c'è anche un pezzo d'Italia. Infatti è stato prodotto dalla Downtown di Marco Muller in associazione con Raicinema e Fabrica e che sarà distribuito dall'Istituto Luce. E c'è poi il coreano «Old boy», film davvero tarantiniano, che tutti davano per vincente della Palma d'Oro e che ha ottenuto un meritato Gran Prix. Ma l'Asia ha fatto il pieno anche sul fronte degli attori aggiudicandosi il premio per la miglior attrice che è andato alla cinese Maggie Cheung per la sua interpretazione in «Clean» e quello andato al giapponese Yagira Yuya, l'Akira di «Nobody knows».
E la Francia? Si deve accontentare del premio per la migliore sceneggiatura andato a Agnes Jaoui e Jean-Pierre Bacri per «Comme une image», ma anche della vittoria di Maggie Cheung in «Clean» di Olivier Assayas che batte bandiera francese e, infine, del premio alla regia andato al francese, ma di origine algerina, Tony Gatlif per «Exils».
Durante la serata condotta con una certa disinvoltura da Laura Morante in abito nero, c'è stato comunque anche chi ha tirato la volata a Michael Moore come Tim Roth che, rivolgendosi al documentarista americano, ha detto: «Grazie per il tuo coraggio contro Bush».
«Non posso che ringraziare la giuria e il festival di Cannes che ancora una volta con questo premio a "Tropical malady" fa capire come qui vengano applicati alcuni modi che sono da imitare». È il parere di Marco Muller che con la sua Downtown in associazione a Raicinema e Fabrica è uno dei coproduttori del film thailandese che ha vinto il Premio della Giuria. Muller, attuale direttore della Mostra del Cinema di Venezia, spiega poi che la scelta di un film così singolare nasce dalla sua lunga esperienza della cinematografia asiatica: «Ho prodotto lì diciotto film e viposso assicurare che sono tutti di ottima qualità».

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