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Studiosi d'accordo: il Ventennio è ancora letto con la lente dell'ideologia

E ancora oggi per tanti dire destra, soprattutto da chi tira l'acqua al suo mulino dal versante opposto, è come dire Ventennio. Ma cosa ne pensano alcuni dei più noti studiosi del fascismo e di Mussoli?
Denis Mack Smith, storico del Risorgimento italiano - ma anche autore di altre opere di più stretta attualità, e fra queste una biografia mussoliniana - risponde così: «Mi sento di rammentare una mia polemica, ovviamente rispettosa data la statura del personaggio, con Benedetto Croce, quando a dispetto delle sue teorie sulla continuità della storia si consolava affermando che il fascismo era stato sostanzialmente estraneo alla società e alla storia italiana, e a me pareva una concezione pericolosamente semplicistica». In effetti di Mussolini si parla, si continua a parlare a tutt'oggi. «Questo conferma la mia opinione, se il fascismo fosse stato davvero un fenomeno estraneo alla società italiana, la figura di Mussolini sarebbe una volta per tutte confinata nei libri di storia».
«Mussolini? È sempre di attualità, e qui vorrei citare il mio amico Giovannino Guareschi allorché diceva: il libro che si legge sempre è quello su Rasputin». Silvio Bertoldi, storico e giornalista, autore di molti libri di successo sui personaggi della storia italiana del '900, non ha dubbi sull'interesse che la personalità di Mussolini solleva. E aggiunge: «Il che non significa che in Italia sia anche lontanamente ipotizzabile un nuovo regime dittatoriale. È solo che Mussolini è stato il protagonista indiscusso del più grande western della nostra storia, mi meraviglio anzi che Sergio Leone non abbia mai pensato di farne un film».
Giuseppe Tamburano, storiografico del socialismo italiano (fra l'altro biografo di Pietro Nenni) nel rispondere cita egli pure Benedetto Croce «il quale giustamente diceva che la storia è sempre storia del presente». Anche perché, afferma, «chi ha vissuto quella realtà, e tanti italiani l'hanno conosciuta, sa benissimo che certe radici sono ancora vive, non si sono del tutto inaridite. In caso contrario bisognerebbe dar credito a quegli ex comunisti che pretendono: "Il comunismo? Se c'era non me ne sono accorto"». Inoltre: «Sono state tante le vicende che si sono intrecciate. Quest'anno per esempio è l'ottantesimo anniversario dell'uccisione di Giacomo Matteotti, che viene considerato il primo italiano della Resistenza. Ebbene, non si può parlare di Matteotti senza citare anche la figura di Mussolini, così come senza Mussolini non ci sarebbe un 25 aprile».
Antonio Spinosa, anch'egli biografo di Mussolini, cita un caso personale: «Fra tutte le biografie che ho scritto, quella di Mussolini, ripubblicata negli Oscar della Mondatori, continua a vendere alla media di tremila copie al mese». Come mai? «Alla domanda se Mussolini appartenga alla storia o all'attualità, rispondo che appartiene alla storia passata dal Paese. Ma egli possedeva un fascino che anche nel presente sopravvive. Il che non significa che sia un fatto positivo. Pure il diavolo ha un suo fascino».
Carlo Mazzantini, uno di quei "Balilla che andarono a Salò", che cioè scelsero, giovanissimi, il regime fascista repubblicano (e quella sua esperienza l'ha tradotta in alcuni libri bellissimi e sofferti), giudica che Mussolini fosse «un grande giornalista, grande oratore, e patriota, anche se commise l'errore di voler fare gli italiani troppo in fretta, nel giro di una sola generazione. Dopodiché ci fu l'errore, spaventoso, della guerra. Ciò detto non si può affermare che sia già consegnato alla storia, intendo una storia che non sia fatta né di animosità, né di nostalgie».
Per Sergio Romano, infine, acuto commentatore di fatti del presente (oltre che storico): «Mussolini non è ancora compiutamente consegnato alla storia, nella misura in cui la storia stessa della seconda guerra mondiale è ancora oggetto di dibattito appassionato. Quando per esempio sento la signora

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