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Benedetti, ovvero il '900 nel diario di un imprenditore

Italiani in giro per il mondo a conoscere gente, a costruire impianti, a favorire la intesa reciproca di popoli e di Paesi, a gettare le basi per uno sviluppo che forse non ci sarebbe stato. Uno di questi italiani (anzi, un «siciliano» che si definisce anche mezzo russo e un po' cinese) risponde al nome di Eugenio Benedetti, per dire un imprenditore di successo che nel concludere affari non si è mai stancato, il mondo, di volerlo indagare da vicino, di tutto curioso e di tutto interessato, da uomo «vero» quale egli è, e pertanto in grado di catturare delle amicizie capaci di resistere nel tempo, talvolta magari nel ricordo, adesso che Benedetti la sua vita ha deciso di metterla nero su bianco, con un libro appassionato e appassionante («Storia di un siciliano mezzo russo e un po' cinese», Editrice Nuovi Autori) di cui è facile consigliare la lettura.
Questo perché la galleria dei personaggi incontrati è molteplice, ricca in maniera quasi incredibile, e citeremo Mao Tse-tung e Ciu En-lai, Pu Yi, il figlio del Cielo, ovvero l'ultimo imperatore cinese, che il potere maoista mise in galera e in seguito riabilitò in quanto figura «storica» del Paese; Gagarin in Russia, anzi nell'Unione Sovietica, Kruscev, Mikoyan, Shevardnaze, Pontecorvo, esule dall'Italia, senza scordare Gorbaciov, Eltsin, e una catena di nomi meno noti, ma sulla cui amicizia era importante che un imprenditore potesse contare. Il Pandit Nehru in India, figura quasi mitica, madre Teresa di Calcutta, Agostino Neto in Angola, con in più qualche incursione nella memoria familiare, un bisnonno alto magistrato in Sicilia che aveva aiutato una nave russa in difficoltà, un prozio che costruiva ospedali in Egitto, a riprova di non essere nato nel nulla, ma nel seno di una stirpe che ha operato, per principio, grandi cose.
Eugenio Benedetti non è stato da meno. Una prova? Le cento e più fabbriche messe in piedi ovunque nel mondo, il nome d'Italia portato con fierezza, e fatto conoscere nella sua veste migliore, oltretutto perché gli affari si fanno con la mente, ma anche col cuore, e solo in questo caso producono effetti duraturi. Un siciliano amante del buon vivere; ma attento agli altri, alle loro considerazioni e progetti. Capace di incantarsi davanti a uno spettacolo della natura, di apprezzare con animo riconoscente un'opera d'arte; fino all'incontro, e all'amore, per «la donna giusta» destinata a diventare sua moglie, e a dargli due figli intesi come un dono di Dio. Senza dimenticare i meccanismi, i risvolti delle intese commerciali concluse, qualcuna con pagine da romanzo giallo.
Con una connotazione ancora che lo distingue, quel «mal di Russia» da cui sembra affetto, e può capirlo soltanto chi abbia soggiornato in quel Paese, ovattato in inverno sotto la neve, dove sono le nuvole a disegnare in cielo le montagne che non ci sono in terra, fatto di donne stupende che ti legano con la canzone della nostalgia, e dove il tempo scompare a tal punto da giustificare questi versi di Puskin: «Dei ragazzi giocano in cortile/ mi affaccio e domando: scusate, in che secolo siamo?».

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