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Quando scorci doc fanno da quinta al marketing. Pro e contro, da Zard a Sgarbi

«È giusto usare i monumenti come sfondo o come contenitore di eventi spettacolari, di concerti, di sfilate di moda e di spot pubblicitari?», questo l'argomento principale su cui abbiamo chiesto l'intervento di studiosi e politici. Che hanno parlato anche del valore aggiunto rappresentato dai nostri monumenti per «vendere» meglio il made in Italy nel mondo. Dopo gli interventi dell'archeologo Andrea Carandini, dell'architetto Massimiliano Fuksas, del viceministro alle Attività produttive, Adolfo Urso, del vicesindaco di Roma, Maria Pia Garavaglia, e del presidente di AltaRoma, Stefano Dominella, oggi l'obiettivo si allarga ad altre città-simbolo, come Parigi. E si schierano pro e contro gli eventi sullo sfondo di monumenti altri cinque «addetti ai lavori». Da una parte il sovrintendente degli scavi archeologici di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, la professoressa Luisa Valeriani, docente di sociologia dell'arte e della moda presso la facoltà di Scienze della comunicazione all'università di Roma La Sapienza e il grande organizzatore di eventi, David Zard. Dall'altra il critico d'arte Vittorio Sgarbi e il professor Pietro D'Oriano, docente di storia dell'estetica alla facoltà di Filosofia della Sapienza.

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