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JASMINE Trinca, le è piaciuto il suo ruolo in «La fuga degli innocenti»? «Interpreto un personaggio forte, drammatico.

E nonostante la disperazione si fa forza per aiutare i bambini ebrei con i quali fugge per l'Europa. È stato un ruolo molto toccante».
Mercoledì inizia il Festival di Cannes, dove lei ha vinto un anno fa con «La stanza del figlio». Un ricordo piacevole?
«È stata una emozione che dura ancora oggi. Ci comunicarono all'ultimo momento che avevamo vinto. Mi trovavo lì per caso e partecipai alla cerimonia. Ma la più contenta fu mia madre. Non ci lasciammo stravolgere dal successo, né io né mia madre. Tornai a Roma convinta di smettere».
Perché?
«Perché volevo continuare l'università. Rifiutai tante proposte. Poi accettai il ruolo in "La meglio gioventù". Mi coinvolgeva il personaggio della ragazza un po' malata di mente che cerca di vivere la propria vita».
Cosa farebbe se non facesse l'attrice?
«Non so. Mi piacciono tante cose. Anche oggi sinceramente non so se continuerò con il mestiere di attrice. L'ho cominciato così per caso ed il mio futuro professionale potrebbe veramente cambiare».
Sente la sua vita diversa oggi?
«Non so che dire. Forse sono ancora molto giovane. Certo cenare quella volta a Cannes con Joedi Foster e Charlotte Rampling mi rende molto riflessiva. Il mondo del cinema mi ha fatto conoscere tante persone».
Ha mai sofferto veramente?
«Sì. Sono nata a Roma. Mio padre è morto quando ero piccolissima ed ho vissuto con mia madre da sola. Ero una bambina allegra anche se con un fondo di malinconia».
Ma da piccola voleva diventare attrice?
«No, assolutamente. Volevo fare la cuoca e alle elementari decisi anche che sarei diventata un'archeologa».
Era brava a scuola?
«Sì. Al liceo me la cavavo bene. Ho aderito con entusiasmo all'idea di frequentare il liceo classico. Ero brava in latino e in greco. Ho voglia comunque di laurearmi e di finire l'università».
Come vede il suo futuro?
«Assolutamente roseo. Penso di essere una ragazza semplice, a volte forse un po' antica. I miei valori non li abbandonerò mai».

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