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CELEBRATO CON UNA MOSTRA A PADOVA E UN CONVEGNO AI LINCEI

Centenario di Petrarca occasione per ristabilire la verità sull'Umanesimo

In Petrarca («Padre dell'Umanesimo») Gentile indicò la lontana fonte dell'immanentismo hegeliana, ma, per eludere il rischio dell'incoerenza, fu costretto a far seguire un paradossale giudizio, che, mentre poneva il poeta di Laura fra gli autori della modernizzazione della filosofia (addirittura «al di sopra della stessa aquila delle Scuole il grande Tommaso d'Aquino») precisava che «in lui si sente il letterato, che non avevano poi tutti i torti quelle male lingue dei naturalisti veneti a trattare da ignorante».
La sconcertante definizione di Petrarca tradisce l'imbarazzo di Gentile, hegeliano, per la tassativa indicazione della scolastica ottocentesca e tuttavia orgoglioso di appartenere, per sentimento, a quella tradizione cattolica e italiana, che i componimenti poetici e sopra tutto gli scritti filosofici di Petrarca avevano nobilitato. Affievolita e mutilata l'opera di Petrarca, fu possibile mettere in ombra le notevoli differenze fra le due scuole umanistiche, che si opposero nell'Italia del XIV e del XV secolo. Contro le intenzioni di Gentile, il risultato della infedele lettura di Petrarca fu l'arbitraria unificazione dei due umanesimi, quello cristiano del Trecento e quello neopagano del Quattrocento. Tra i quali invece corrono differenze e più che differenze incompatibilità assolute. Petrarca dipende, infatti, dalla rinascita della cultura agostiniana, che iniziò alla metà del XIII secolo. Al seguito di Sant'Agostino e dalla Scolastica medievale, Petrarca coniugò la stima dei classici con la consapevolezza dei limiti da assegnare alla letteratura, che, dichiara nel «De sui ipsius et multorum ignorantia», separata dalla sapienza cristiana rende tronfi e ridicoli. Il suo umanesimo, pertanto, fu indenne da quella passione per la letteratura antica, che accenderà, invece, gli intellettuali del XV secolo.
È peraltro nota l'avversione di Petrarca all'integralismo aristotelico degli intellettuali padovani, ostilità motivata dallo sdegnoso rifiuto della loro tesi sul primato delle verità di ragione e delle virtù naturali. Tesi alle quali Petrarca opponeva la dottrina tradizionale, e però autenticamente umanistica, contemplante la ragione illuminata e guidata dalla fede: «Ma sei tu, mio Dio, signore di ogni sapere, al di fuori del quale non esiste altro, che io debbo e voglio anteporre ad Aristotele...».
È dunque auspicabile che l'occasione del VII centenario, celebrato tra l'altro da una mostra che si è aperta ieri a Padova e con un convegno, domani e mercoledì ai Lincei, sia propizia allo stabilimento della verità sulle differenze tra la lettura cristiana dei classici suggerita dall'umanista Petrarca.

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