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La vita è solo un riflesso della letteratura

Due lezioni universitarie di Luigi Meneghello sulla suprema qualità dello scrivere

Il volume è corredato da un'appendice di quattro scritti riguardanti la pregnanza della parola lirica, la lettura «con gli occhi» e quella a voce alta, il rapporto di certi luoghi con la musica e il canto, e le «brutte parole» pronunciate in una gita remota.
Agli ampi interessi dello scrittore vicentino (autore degli agguerriti laboratori linguistici di Libera nos a malo e Pomo pero) dobbiamo la recente comparsa della trilogia della Carte e le edizioni di «sondaggi» e «saggi autobiografici», e, ora, questo agile e prezioso volume in cui la dimensione critica fa trasparire, nella esatta luce stilistica, ritmi, schegge e silhouettes ascrivibili alla sfera narrativa meneghelliana, decisa a guardare di sbieco la «specie di abisso» dove si sa «che cosa si intravede».
La ricerca del «lievito» nella letteratura induce Meneghello a isolare alcuni passi privilegiati di liriche il cui coinvolgimento fa scattare una gamma di «interazioni» tra la cultura riflessa e la vita popolare. Nascono minuscole storie, aneddoti fuggitivi, girandole di immagini pulsanti. Sono motivi che animano il corso della riflessione incanalando verso felici approdi. Colpiti da sintetici giudizi i Fiori del male di Baudelaire, con la loro «verminosità», poeti quali Yeats e Hopkins e i metafisici inglesi (soprattutto John Donne), «risuscitati quasi per miracolo dal loro secolo», irradiano, al di là della barriera del loro tempo, una voce potente e giungono, forse a impossessarsi del nostro oggi.
Anche le memorie di un giornalista inglese degli anni Venti, spia di un universo datato e distante «come la luna», risultano veicolate da un resoconto talmente fervido da impressionare il pensiero di Meneghello. Il quale inserisce poi, tra i valori elencati nel «testamento» di Calvino, l'ironia che fa sentire l'ambiguità delle cose, sempre a patto di contenere «un tessuto connettivo di sostanze non ironiche». Confrontando infine il «gran libro» di Fenoglio con i propri «piccoli maestri», l'autore perviene alla sottolineatura di una «virtù senza nome», la sola deputata a incarnare, fuori da ogni convenzione, la «qualità suprema dello scrivere».


Luigi Meneghello

«Quaggiù nella biosfera

Tre saggi sul lievito poetico della scrittura»

Rizzoli
91 pagine, 12 euro

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